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1) Cenni Storici su Messina
La provincia comprende innumerevoli e rinomati centri dalla notevole importanza storica e naturalistica.
Nonostante la presenza nefasta di terremoti, come quello catastrofico avvenuto nel 1908, ed eventi bellici che hanno danneggiato notevolmente la citta' di Messina, essa ha avuto sempre la capacita' di ricostruirsi unendo elementi nuovi e mantenendo, nonostante tutto e con caparbieta', il vecchio tracciato urbano.
La citta' di Messina ha come Protettrice la Madonna della Lettera e va ricordata innanzitutto per i ruderi della Chiesa dedicata a S. Maria d'Alemanna, importanti perche' sono uno dei pochi esempi dell'arte gotica che hanno saputo resistere all'incuria del tempo e a cataclismi come terremoti e guerre.
Antica colonia greca fondata nell'VIII secolo A.C. col nome di Zancle,
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essa ha attualmente una popolazione di circa 267.264 abitanti.
La cucina messinese si e' arricchita nel corso dei secoli grazie ai vari scambi commerciali ed umani verificatesi grazie alla posizione geografica strategica propria della citta'.
Le specialita' locali tipiche riguardano soprattutto il riso e lo stoccafisso, ma la cucina locale va ricordata anche per altre pietanze tipiche come quelle a base di pesce il cui fiorire e' evidentemente molto agevolato sempre dalla gia' citata posizione geografica della citta', pietanze come la pasta con il pesce spada e la menta, quelle a base di carne come l'agnello alla messinese e le verdure come i carciofi a piripicchio. Il tutto e' sapientemente condito con le salse proprie qui realizzate.
Da non scordare, infine, i dolci locali come la torta chiamata "Riso Nero" e le crocchette dolci di riso.
Sin dal tempo della dominazione greca la citta' ha svolto un ruolo strategico grazie alla sua posizione geografica a ridosso sul Mar Tirreno e grazie al suo porto che gia' nel V secolo A.C. era sviluppatissimo.
La presenza storica delle varie dominazioni subite da tutto il comprensorio provinciale ha determinato fasi di alterna importanza tra il porto ed il centro urbano.
Con l'avvento dei Romani nel 263 A. C. la citta' conobbe un nuovo assetto urbanistico interno che allo stato attuale dei fatti si puo' solo ipotizzare.
Con la dominazione bizantina la citta' vede il rifiorire del porto come centro nevralgico del traffico marittimo. Sotto i Bizantini lo sviluppo urbano resto' collegato solo ai siti vicino i torrenti Boccetta e Portalegni.
Con l'arrivo dei Normanni, poi, gli interessi amministrativi si concentrarono nella funzione urbana. Si ha cosi' la costruzione del famoso Palazzo Reale, del Cenobio Basiliano S. Salvatore, senza pero' trascurare del tutto i rapporti con il porto.
Con gli Svevi si ha una nuova organizzazione urbanistica che prevede il ripristino di alcune zone gia' precedentemente occupate ma poi abbandonate, un nuovo sviluppo esemplificato anche dalla costruzione della nuova fortezza, il Castellamare. Il passare degli anni vede anche lo sviluppo della borghesia.
2) Economia [torna su]
La posizione geografica strategica della citta' e la predominanza sul mare hanno sempre giocato un ruolo decisivo per il commercio delle persone e soprattutto delle merci, spostamenti favoriti dal fiorente porto.
La produzione vinicola rappresenta un discreto settore economico provinciale. Qui e' attestata una antica attivita' gia' dal tempo dei fenici da ricordare per il loro merito di aver esteso tale produzione dalle Isole Eolie a tutta la provincia.
Con i romani tale attivita' conobbe un ulteriore sviluppo.
Tra le principali produzioni vinicole della zona ricordiamo il Mamertino, la Malvasia delle Isole Eolie ed il Faro.
Considerando, inoltre, la vastita' del comprensorio provinciale in questione e quella dell'offerta culturale e storica data da tutti i comuni qui compresi, anche il turismo gioca un ruolo economico decisivo.
3) Itinerari Turistici Alicudi [torna su]
Natura e silenzio
Alicudi è un'antichissimo vulcano spento. La sua forma è quella della piramide vulcanica. Si tratta infatti della parte emergente di un grande strato-vulcano che si inabbissa per 1000m. Qui l'odore della natura è molto forte, i colori molto accesi, la vegetazione spontanea è la vera padrona di questa isola. Ad Alicudi non c'è niente da fare…nel senso che non ci sono attività alternative alla passeggiata, i bagni - anche di sole -, leggere ed ascoltare il silenzio. Non ci sono negozi, luoghi pubblici o di svago, solo due botteghe alimentari e un bar. Il turismo è arrivato tardi, e Alicudi resta la meno turistica tra le Eolie, anche se sono sempre più numerosi coloro che la scelgono. Si può alloggiare nell'unica struttura alberghiera dell'isola o in stanze affittate dagli isolani. Dista solo 10 miglia da Filicudi, ma 44 da Stromboli, 34 da Panarea, 27 da Salina, 30 da Lipari e 31 da Vulcano. È la più isolata delle Eolie, ed è proprio l'isolamento ciò che attrae irresistibilmente chi vuole abitarla e chi la sceglie.
Alicudi di Fuoco
Alicudi è uno strato-vulcano di 1675 metri, di cui 675 emergenti. La Montagnola (questo il nome del vulcano) si è formato tra i 160.000 e i 130.000 anni fa a seguito di esplosioni esplosive ed effusive. Fra 100.000 e 70.000 anni fa si verificarono nella parte sud-orientale dell'isola emissioni di lave acide, e l'isola deve aver subito sprofondamenti. Vi fu nel marzo del 1982 un terremoto che vide il suo epicentro tra Alicudi e Filicudi, ma oggi ogni attività è spenta.
L'abitato
La parte occidentale dell'isola, caratterizzata da scogliere frastagliate e scoscese, è disabitata. La parte orientale, meno accidentata, accoglie l'unico paese dell'isola. Le scalinate si inerpicano sulla montagna raggiungendo piccole contrade - Tonna, Panatalucci, Pianicello, San Bartolo, Bazzina - di abitazioni rurali che sono le meglio conservate di tutto l'arcipelago. Il resto è un continuo sovrapporsi di arditi terrazzamenti.
Viaggio nel Tempo
Alicudi, per la sua posizione decentrata, ha sempre vissuto ai margini degli eventi storici delle Eolie. Gli unici ritrovamenti archeologici consistono in frammenti di ceramica della prima età del Bronzo, quando Alicudi - la più vicina a Ustica - era uno scalo importante lungo le rotte commerciali dell'ossidiana verso occidente. Poche tracce si sono trovate risalenti all'età romana.
Un giro per l'Isola
Le strade di Alicudi sono mulattiere con scalini in pietra lavica, la scoscesa e ripida orografia del terreno ha reso impossibile la costruzione di viottoli e sentieri carrozzabili. Ci si può muovere solo a piedi, o con l'asino.
itinerario 1
Piano Filo dell'Arpa
Partendo dallo Scalo di Palomba, ad Alicudi Porto si arriva in 3h di cammino a Piano Filo dell'Arpa, vetta più alta e antico cratere (675m). Il nome deriva dalla presenza in questo luogo della Poiana, che in dialetto viene chiamata Arpa.
itinerario 2
La Chiesa del Carmine
Lungo il cammino si incontra la Chiesa del Carmine, proseguendo lungo Contrada Mulino un sentiero orizzontale conduce alla località Tonna.
itinerario 3
La Chiesa di San Bartolo
Dalla Chiesa del Carmine si può raggiungere la Chiesetta di San Bartolo (1821), da dove una stradina conduce verso Pianicello.
itinerario 4
Il Villaggio di Montagna
A 500m di altezza circa una scalinata conduce al Villaggio di Montagna, luogo dell'insediamento urbano originario, costruito per difendersi dai corsari. In cima si può compiere il giro della sommità del vulcano e osservarne i diversi versanti scoscesi.
4) ITINERARI CASTROREALE [torna su]
La sua Storia
Castroreale è un'antica roccaforte medievale che sorge a 394m s.l.m. sul Colle Torace - un promontorio dei Peloritani - . Il paese offre suggestivi scorci panoramici e conserva ancora intatto il suo antico fascino, ospitando notevoli opere di architettura, pittura e scultura. Il comune comprende anche le frazioni di Bafia e Protonotaro.
Aldilà degli antichi insediamenti nel territorio, l'odierno Centro di Castroreale nasce a partire dall'età normanno-sveva. All'epoca l'abitato originario è un semplice casale con la denominazione di Cristina o Crizzina. Nel 1324 Federico Il d'Aragona ordina la costruzione di un "castrum et fortilicium" (mura e fortilizio) e concede agevolazioni per popolare il territorio. L'obiettivo è quello di creare una roccaforte che potesse controllare e difendere il territorio della Piana di Milazzo e le vie interne di accesso alla catena peloritana. Nei secoli successivi il feudo viene ereditato, venduto e regalato e passa attraverso le mani di molti signori. I terremoti che hanno sconvolto il territorio a partire dal 1700 hanno purtroppo distrutto molte testimonianze storiche del territorio. Nella seconda metà dell'Ottocento inizia la decadenza amministrativa, economica e demografica del centro, con lo spopolamento a favore delle aree costiere, con la costituzione di comuni autonomi - Barcellona, Rodì-Milici - Terme-Vigliatore
Tra Natura e Storia
La visita a Castroreale è un misto di bellezze artistiche e naturali.... non si può perderne il fascino!
La Chiesa Madre
La Chiesa Madre dell'Assunta fu costruita nel 1400 e ampliata nel primo trentennio del 1600. La facciata principale presenta un portale barocco, il campanile è invece cinquecentesco. All'interno si conservano diverse opere di importanti scultori, pittori e intagliatori del XVI-XVII-XVIII sec. Dal piazzale laterale alla chiesa è possibile ammirare uno splendido panorama sulla piana di Milazzo e sulle Eolie. Nella Chiesa Madre si può anche ammirare una meridiana, ideata e realizzata nel 1854.
Le Chiese di Castroreale
Castroreale è ricco di Chiese, tra cui: S.S. Salvatore del 1400; il convento di San Nicolò e il monastero femminile delle Benedettine, di cui sono oggi visibili gli archi; il complesso architettonico delle Chiese di San'Agata e Santa Marina con elementi normanni ed aragonesi su un impianto cinquecentesco; la Chiesa di Sant'Agata, che ospita la statua del Cristo Longo, portato in processione dal 23 al 25 Agosto. Altre Chiese degne di nota sono le quattrocentesche Chiese della Candelora e di Santa Maria del Gesù; la Chiesa del convento dei cappuccini, costruita nella seconda metà del 1500, distrutta da un terremoto e ricostruita nella seconda metà del 1600. La Chiesa di Santa Maria degli Angeli ospita la Pinacoteca, ricca di opere artistiche di notevole pregio risalenti ai secoli XIV - XVIII.
La Festa del Cristo Longo
Il Cristo Longo è una statua a grandezza naturale fatta di cartapesta, opera di un anonimo plasticatore del 1600, montata su una croce di 12 m. La statua è conservata nella Chiesa di Sant'Agata e viene trasportato in processione alla Chiesa Madre il 23 di Agosto, per essere riportato a Sant'Agata il 25 di Agosto. Si tratta della festa più importante del paese e celebra la liberazione del paese dal coelra nel 1854.
La Pinacoteca
La Pinacoteca si trova all'interno della chiesa di S.Maria degli Angeli e custodisce pregevoli opere di pittura e scultura dei secoli XIV-XVIII. La Pinacoteca nacque in seguito al restauro, in occasione della celebre mostra che si tenne a Palermo nel 1953 sul Quattrocento siciliano, di molte opere conservate a Castrorelae. Negli anni '60 le opere tornarono a Castroreale e vennero sistemate provvisoriamente nella chiesa di S.Maria degli Angeli, che restò sede museale.
La Torre Aragonese
A Castroreale si può vedere la torre di Federico II d'Aragona, unica traccia superstite del castello voluto da Federico II nel 1324. Si imbocca quindi la salita Federico Il che conduce alla torre circolare, unico resto del castello fatto edificare da Federico II d'Aragona nel 1324, dalla cui sommità si ha una bella vista su Castroreale con la cupoletta arabeggiante della Chiesa della Candelora e sul paesaggio.
Il Museo Civico
La sede del museo è l'ex-oratorio dei Padri Filippini da poco restaurato. L'ingresso è sormontato da un arco del 600 e all'interno troviamo molte pregevoli opere di tema sacro che vanno dal 1300 al 1600, oltre ad una ricca galleria di ritratti di nobili, parroci e frati locali.
Castroreale - Serro Cardà - Tre Pizzi - Piano Margi
Si imbocca la strada che da Castroreale porta alla frazione S. Croce. Si raggiunge il rifugio forestale di Serro Carda e proseguendo si arriva alla località Tre Pizzi dove vi è una torretta di avvistamento e dove c'è un'apposita area di sosta per i gitanti.Salendo ancora si giunge al monte Pietra Rossa. Da qui si scendere lungo il crinale fino ad arrivare a Piano Margi, che presenta un paesaggio davvero incantevole.
Bafia - Vallone Pumia - Castello Margi
Si parte da Castroreale e si raggiunge la frazione di Bafia da dove ci si incammina verso la sella Passo dei Lupi. Una mulattiera porta nel Vallone Pumia, ricca di sorgenti, di pioppi e di ontani. Proseguendo si arriva all'area attrezzata di Piano Margi, dove le rocce del "Castello" o del "Torrione" si specchiano nelle acque del lago artificiale. Scendendo si arriva al rifugio in contrada Cavolata.
La frazione di Protonotaro
Sorge sulla riva destra del torrente Patrì a circa 7 Km da Castroreale. Nell'epoca medioevale fu feudo dei Principi Partanna. Dal punto di vista architettonico merita una particolare attenzione il Castello, costruito prima del 1500, sorge su uno sperone di roccia, che si protende fin sul letto del torrente Patrì. Sulla facciata principale, volta ad est, esiste un muro di cinta, nel quale si apre un ampio portone dall'armoniosa arcata di stile rinascimentale che immette in una corte quadrata, circondata sui tre lati dal fabbricato disposto in tre ali.Oggi la Torre è stata adibita a ristorante.
5) ITINERARI FILICUDI [torna su]
L'ISOLA VERDE
È assieme ad Alicudi (da cui dista solo 10 miglia) la più lontana dalla Sicilia e dalle altre Eolie. Frequentata da turisti - pochi - soprattutto a luglio e ad agosto, Filicudi è rimasta sostanzialmente com'era 50 anni fa. È un'isola accogliente, con pochi diversivi che non siano le passeggiate, i giri in barca e i bagni di sole e di mare. Rilassante, ma meno difficile di Alicudi, forse perché più grande, forse perché da 30 anni percorribile anche in automobile. Non è difficile trovare case da affittare per l'estate a prezzi ragionevoli e negli ultimi anni il mercato immobiliare si sta muovendo, aumentando il numero di stranieri, politici ed artisti che si innamorano di questa isola che permette di fare un salto indietro nel tempo a pochi kilometri dal XXI secolo.
L'ISOLA CHE NON CAMBIA
L'isola è il prodotto di strato-vulcani, cupole di ristagno e crateri di una complessa struttura vulcanica sommersa. Oggi si possono identificare solo sei centri eruttivi che furono attivi tra i 200.000 e i 50.000 anni fa: Filo di Siacca, il più antico ed esteso; Zucco Grande; Fossa delle Felci; monte Terrione; la Montagnola e Capo Graziano. Di primo acchito la sua origine vulcanica è celata dal verde e dai terrazzamenti. Ma si svela circumnavigando l'isola e guardando la conformazione delle sue coste e dei suoi scogli. Non sono presenti attività vulcaniche sull'isola oggi, ma nel corso del nostro secolo si sono avute di tanto in tanto scosse di terremoto, alcune violente, l'ultima nel 1940 con scosse che raggiunsero il 5° grado.
L'ABITATO
I principali centri abitati sono nella parte sud-orientale delll'isola:
Filicudi Porto, dove approdano gli aliscafi e le navi.
Rocca di Ciàuli.
Valdichiesa , che deve il suo nome alla presenza della chiesa di Santo Stefano, costruita tra il 1827 e il 1879.
Pecorini a mare, il cui approdo è utilizzato dalle navi solo quando le condizioni meteomarine non permettono l'approdo a Filicudi Porto.
Si tratta in realtà solo di gruppetti di case sparse, nessuna di queste località costituisce infatti un vero e proprio nucleo urbano.
Un giro per l'isola
UN GIRO PER L'ISOLA
Solo di recente l'isola è stata dotata di una strada asfaltata, lunga 7 km, che collega fra loro i piccoli centri abitati. Fino agli anni settanta esistevano solo una ricca rete di sentieri a raccordare le zone abitate.
itinerario 1
Da Valdichiesa al Vallone dei Pazzi e contrada Siccagni
(3h - sentiero molto impegnativo)
Questa è una camminata molto impegnativa, si passa in mezzo al dirupo della Sciara, e per la pericolosità il tratto è chiamato "Malo Passo". Si consiglia di fare questo percorso con l'aiuto di una guida locale.
itinerario 2
Parte settentrionale dell'isola
Una camminata davvero interessante per entrare in contatto con l'anima dell'isola è il percorso antico, ma ancora molto frequentato, che veniva utilizzato dagli abitanti prima della costruzione della strada asfaltata. Si parte da Filicudi Porto, ci si arrampica in forte pendenza fino alle prime case di Rocca dei Ciàuli, si oltrepassa la strada asfaltata, si risale all'agglomerato sorto sul timpone attorno all'altura di Monte Terrione (278 m), si passa accanto alle case costruite ai piedi di Portella e 1h e mezza circa si raggiunge Valdichiesa. Da Valdichiesa parte il sentiero che in 2 h di cammino conduce alla vetta di monte Fossa delle Felci (774 m), nella parte centro settentrionale di Filicudi. Un altro sentiero conduce in un ora alle case abbandonate di contrada Zucco Grande. Questa è una zona naturalistica di notevole interesse, caratterizzata dalla presenza di corbezzoli, eriche e castagni. Tra le eriche vive e nidifica la Magnanina, uccello tipico della zona montana del Mediterraneo.
itinerario 3
Pecorini Mare
Si può raggiungere da Pecorini Alto, percorrendo in 15 min. un vicolo che porta al mare.
itinerario 4
Capo Graziano
Alla fine della spiaggia di Filicudi Porto comincia il sentiero per la Montagnola di Capo Graziano (174 m). In 20 minuti si arriva al sito archeologico di un villaggio risalente all'età del bronzo (XVIII-XIV sec. a.C.). Lo stesso sito è raggiungibile seguendo la strada asfaltata da Filicudi Porto verso sud-est, lasciando la strada alla prima curva a destra per proseguire lungo un sentiero che risale, con gradoni naturali e si spinge alla parte del villaggio sinora scavata. Si può poi proseguire fino alla cima di capo Graziano, attraversando zone che con molta probabilità celano capanne non ancora portate alla luce.
itinerario 1
La Grotta del Bue Marino
La grotta è alta circa 20 m, larga 30m e profonda 20m. La sosta alla grotta è d'obbligo: al suo interno una spiaggia sembra galleggiare su acque fluorescenti. All'interno della grotta ogni anno a fine settembre si svolge la manifestazione "Tra Miti e Leggende". Prima dell'arco naturale di Punta Perciato c'è una bellissima spiaggia di grandi ciotoli, e subito dopo l'arco si oltrepassa il pianoro di Siccagni, su cui sorgono pochissime case, saltuariamente abitate d'estate.
itinerario 2
Lo Scoglio della Canna
Vicino la costa si incontrano roccioni di grandi dimensioni, fino ad avvistare lo scoglio della Canna, un vero e proprio obelisco naturale di oltre 70m di altezza, costituito da strati di lava sovrapposti.
itinerario 3
Lo Scoglio di Montenassari - Punta Zotta - lo scoglio Giafante
A poca distanza dallo scoglio della Canna, a circa mezzo miglio dalla costa, c'è il grande scoglio di Montenassari, circondato da scogli minori. Si prosegue lungo la parte occidentale verso Punta Zotta col suo faro fino ad incontrare il grande scoglio Giafante, dalla forma quasi cilindrica. La costa prosugue tra piccole sciare e valloni, fino ad arrivare all'altezza di Ficarisi, area sove si trovano alcune case, un tempo stabilmente abitate.
itinerario 4
Fossa delle Felci - Punta dello Zucco Grande - Valdichiesa
Superata l'estesa area di vegetazione spontanea che caratterizza tutta questa zona fino ai costoni della montagna Fossa delle Felci si raggiunge Punta dello Zucco Grande, si supera la zona di Brigantini, con la sua spiaggia e si può vedere l'abitato di Valdichiesa che domina dall'alto con la grande Chiesa di Santo Stefano. Superata Fili di Sciacca si rientra al porto.
itinerario 1
La Grotta dei gamberi
Ci si immerge a Capo Graziano, poco prima dell'area archeologica, dove una croce bianca indica l'inizio dell'area interdetta ai sub. A poche decine di metri dalla costa, a 20m di profondità, si raggiunge il ciglio di una rapida parete lungo la quale si può osservare una ricchissima vita bentonica e un certo numero di esemplari di riccio melone. A circa 38m si incontra la grotta dei gamberi, così detta per la presenza di migliaia di Parapandalus naraval che si muovono insieme.
itinerario 2
La secca dei 6 metri
Questa immersione svela il tratto più suggestivo dei fondali dell'isola. Il punto di accesso è nel tratto di costa tra lo scoglio Giafrante e la sciara. La secca è costituita da uno spettacolare monolito di roccia lavica che affiora per 6 metri e scende fino a 43 m di profondità. I due grandi scogli vicini, adagiati sul fondo sabbioso, sono popolati di gorgonie rosse, spirografi e spugne. Sulla sabbia le attinie ospitano il Periclemenes, un piccolo gambero.
itinerario 1
Capo Graziano
Le prime tracce umane sull'isola risalgono al Neolitico e consistono in alcuni frammenti ceramici databili attorno al 3000 a.C. e sono stati rinvenuti su questa montagnola. L'isola appare intensamente abitata a partire dal 1700 a.C., epoca a cui risalgono le prime capanne i cui resti furono trovati in località Filo Braccio, lungo la costa meridionale di piano del Porto. Attorno al 1500 a.C. gli abitanti di questo villaggio costiero si trasferirono a Capo Graziano, in una posizione strategica naturalmente difesa dai tre lati scoscesi della montagnola. L'abitato portato alla luce dagli scavi era molto vasto. Oggi sono visibili una quindicina di fondamenta di capanne ovali. La loro riedificazione successiva e la tipologia dei materiali ceramici rinvenuti al loro interno hanno permesso di appurare una continuità tra la cosiddetta "Cultura di Capo Graziano" e quella "del Milazzese" del villaggio di Panarea. Lungo le pareti sud-est della montagnola è stata individuata anche una necropoli del tipo ad inumazione collettiva. Come a Panarea il villaggio di Filicudi mostra chiaramente i segni di un incendio e della conseguente distruzione, avvenuta agli inizi del XIII sec. e a.C., e anche quest'isola, come Panarea, fu abbandonata in seguito ad un catastrofico evento e rimase disabitata per oltre tre secoli.
itinerario 2
Greci e Romani
Non sono molte le tracce dell'occupazione dell'isola in questo periodo, ma il ritrovamento di alcuni frammenti ceramici indica una frequentazione dell'isola nella zona di Siccagni (a occidente dell'isola) e nell'area di Zucco Grande (sul versante orientale). Tracce di edifici romani sono stati trovati nel piano del porto, mentre sulla montagnola di Pecorini è stato ritrovato un masso recante un'iscrizione greca.
6) ITINERARI LIPARI [torna su]
L'ISOLA CHE C'E'
Lipari è grande (376 Kmq con un perimetro di 30,2 km). La più grande delle Eolie. Sede del Comune di altre 5 isole (tutte le isole Eolie, tranne Salina, fanno parte del comune di Lipari), ci sono le Scuole Superiori, l’Ospedale e tanti negozi. Lipari è una piccola cittadina, viva e accogliente tutto l’anno. La meglio collegata alla terraferma. Tutto ciò senza nulla togliere al fascino selvaggio che è proprio di tutte le sette sorelle. Si porta addosso settemila anni di vicende storiche, un susseguirsi di avventure e sventure, di popolazioni, ognuna delle quali ha lasciato segni. Quelli tangibili sono da visitare (la rocca, le chiese, le contrade, l’acropoli, le terme), ma sono quelli intangibili renderla indimenticabile.
LIPARI DI FUOCO
Lipari è molto complessa dal punto di vista geologico. Ha assunto la sua attuale conformazione nel corso di quattro periodi di attività vulcanica, l’ultima delle quali si conclude in età romana (VI sec. d.C.). Nella parte occidentale dell’isola sono visibili i resti della prima fase di attività, quella di vulcani formati dallo stratificarsi di prodotti piroclastici emessi da eruzioni sia esplosive che eruttive (strato-vulcani). Si tratta del Timpone Carrubbo, dei vulcani della Chiesa Vecchia, del Timpone Pataso e del monte Mazzacaruso. Anche il monte più alto dell’isola, il Chirica (602 m), il monte Cugno di Mandra e il Monterosa risalgono a quel periodo. Dopo 120.000 da questa fase l’attività eruttiva riprende e si formano nella parte centrale dell’isola due strato-vulcani, i monti Sant’Angelo e Costa D’Agosto. La terza fase comincia circa 25.000 anni fa e genera nella parte meridionale di Lipari i contigui monte Guardia e Monte Giardina, la cui esplosione formò un cratere ancora oggi ben visibile, la Fossa di Monte Giardina. Ancora 5.000 anni di inattività ed è la vota dell’ultima fase di attività che culmina con la fuoriuscita delle pomici di Monte Pilato e le colate di ossidiana di Forgia Vecchia e delle Rocche Rosse. È sorprendente pensare che la pomice, così friabile e leggera, e l’ossidiana, così dura, abbiano in realtà la stessa composizione chimica, ma una diversa struttura per le diverse modalità di eruzione e raffreddamento. Per quanto riguarda le attività post-vulcaniche esse si riducono ad alcune fumarole in corrispondenza dei timponi Pataso e Ospedale, a quelle che hanno dato vita nell’antichità alle terme di San Calogero, le cui acque sulfuree sono state allora descritte come le più curative d’Italia.
IL CENTRO DI LIPARI - Se si arriva con l’aliscafo si sbarca davanti alla piazzetta di Marina Corta (P.za Ugo di Sant’Onofrio), uno dei luoghi più frequentati dell’isola: ai piedi di grandi edifici ottocenteschi troviamo bar, gelaterie e ristoranti con tavolini all’aperto. Salendo dal porto degli aliscafi per la strada lastricata in pietra lavica ci si dirige verso il centro storico dell’isola. Sulla sinistra c’è una salita che conduce al Castello di Lipari , passando da Piazza Mazzini, dove ha sede il Municipio. A destra della rocca del Castello c’è Marina Lunga, dove si trova il porto delle navi. Per andare da Marina Corta a Marina Lunga si può percorrere Corso Vittorio Emanuele, strada principale del paese, ricca di negozi di ogni tipo. Lungo la strada principale dipartono vicoli più o meno stretti infilandosi nei quali si ha l’impressione di perdersi. Se anziché salire verso il Castello da Marina Corta si prende la via opposta si percorre la salita S.Giuseppe fino al piccolo Santuario di San Giuseppe che si affaccia sul mare. Se si prosegue a destra si giunge nel quartiere dei pescatori Sopra la Terra. Dietro il santuario di San Giuseppe si trova la cappella di San Bartolo, e poco più avanti c’è la spiaggetta di Portinente.
CANNETO - Sorto per ospitare le famiglie di minatori che lavoravano nelle vicine cave di pomice, Canneto è un paesino costiero, con una lunga spiaggia di sassi molto frequentata durante i mesi estivi. Si può raggiungere facilmente e molto velocemente da Lipari, sia in macchina o in scooter, che in autobus, subito superato, o attraversato Monte Rosa, a Nord di Lipari.
ACQUACALDA - Come Canneto questo centro è nato per ospitare le famiglie dei minatori, si trova sul lato Nord dell’isola, sul litorale dopo Punta Castanga
QUATTROPANI - Sorge su un altopiano digradante. Borgo Agricolo un tempo densamente abitato, ancora oggi l’area è in gran parte occupata da terreni agricoli e terrazzamenti in maggioranza coltivati.
PIANOCONTE - Sorge su un pianoro fertile ed è un borgo agricolo. Vi si giunge da Lipari da Sud o da Quattropani da Nord. Si trova inoltre a 15 minuti dalle Terme di San Calogero. È la zona dove costruirono il loro villaggio i primi uomini sbarcati sull’isola durante il Neolitico.
Un giro per l'isola
UN GIRO PER L'ISOLA
In questa isola esiste un buona rete di strade asfaltate che permette di raggiungere agevolmente gran parte delle zone più belle dell’isola con la macchina o lo scooter Oltre a questi esiste anche una rete di sentieri tracciati nel tempo da contadini e pastori, che però non sono ancora stati tabellati completamente. Molti di questi sentieri, inoltre, sono oggi impraticabili, ed è comunque consigliabile farsi accompagnare da una guida qualora si volessero percorrere antichi sentieri.
I più sportivi possono usare la mountain bike, dedicando al giro l’intera giornata.
itinerario 1
La Rocca del Castello
Si staglia maestosa sul porto di Marina Corta, accogliendo qualunque imbarcazione giunga sul lato SE dell’isola. Raggiungibile in poco più di cinque minuti in salita dalla piazzetta di Marina Corta. Si tratta di una rocca naturale d’origine vulcanica, una cupola di lava, che ha sempre rappresentato un luogo strategico, naturalmente difeso dalla presenza del mare e dalle pareti a strapiombo. Ha ospitato l’uomo fin dal neolitico, alla sua comparsa sull’isola. La storia della rocca è la storia degli insediamenti umani e delle alterne vicende storiche di Lipari e delle isole Eolie. Nel volgere dei secoli è stata munita di mura e fortificazioni, l’ultima delle quali, quella che si vede oggi, è stata costruita dagli spagnoli dopo il saccheggio dei saraceni capeggiati dal terribile Barbarossa (1544). Vi si trovano – e si possono visitare - : il Museo Archeologico, la Chiesa di Santa Caterina – risalente al XVI sec. -, la Chiesa barocca dell’Addolorata, la Chiesa settecentesca dell’Addolorata, il sito archeologico dell’età del Bronzo, la Cattedrale di San Bartolomeo, il Chiostro dell’antica abbazia normanna, il Parco archeologico, la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, l’Ostello della Gioventù. Grazie agli scavi su questa rocca e quindi all’indagine della successione stratigrafica è stato possibile ricostruire le complesse vicende abitative dell’isola: i primi insediamenti nel neolitico, poi quelli dell’età del bronzo, fu acropoli militare e sacrale della Lipàra greca e romana, vi si arroccò la città medievale. Le mura sono spagnole, ma esse inglobano le torri di fortificazioni più antiche, di età normanna o sveva, che includono a loro volta una torre delle fortificazioni greche del IV sec. a.C. In epoca moderna fu adibita a penitenziario e a partire dal 1926 divenne a campo di confino politico per tutto il periodo fascista.
itinerario 2
L'Osservatorio Geofisico
L’osservatorio, che fa capo al CNR e ha lo scopo di monitorare l’attività dei vulcani dell’arcipelago e l’attività sismica del basso Tirreno, si trova a un’ora circa di cammino circa da Lipari centro, in direzione SUD: si imbocca la provinciale per Pianoconte, si gira a sinistra al primo incrocio e a destra al secondo. Si tratta di una passeggiata interessante sia dal punto di vista naturalistico che paesaggistico. Questo osservatorio sorge su un promontorio che si affaccia sul mare da cui si gode di un bellissimo panorama su Vulcano e se la giornata è tersa si può arrivare a scorgere la sagoma dell’Etna. È anche un ottimo punto da cui contemplare l’alba. È questa la zona di Lipari dove è presente la maggior colonia di gabbiano reale.
itinerario 3
Le Terme si San Calogero
Sulla strada per Pianoconte si devia a sinistra in direzione Terme di San Calogero. Lo stabilimento termale, oggi chiuso, è stato realizzato nell’Ottocento e prende il nome dal santo che ne avrebbe fatto sgorgare le acque, ma in realtà la zona era ben nota già e utilizzata da greci e romani. L’acqua ha una temperatura di 57°C e confluisce in due vasche esterne dove vivono e riproducono due specie stanziali di libellule. Lasciandosi alle spalle le terme si può imboccare un sentiero che dopo qualche metro si biforca. A destra si continua per arrivare nel territorio di Quattropani, frazione Caolino, in due ore di cammino. A sinistra si attraversano i campi fioriti di Fontanelle e si arriva in 3 ore a Pianoconte. La costa occidentale è detta Palmeto, per la presenza di circa duecento esemplari di Palma Nana. Qui nidificano il Gheppio e la Berta Maggiore. Punto d’osservazione unico per il tramonto.
itinerario 4
Il Vallone Bianco
Da Quattropani si può imboccare una strada sterrata in discesa, nei pressi un bar, che conduce in una ventina di minuti al vallone Bianco: un suolo costituito da pomici tra cui crescono ciclamini, eriche, corbezzoli e qualche castagno. La zona, delimitata dalle cime più alte dell’isola - a Nord il Monte Chirica (602m) e a Sud il Monte S.Angelo (594m) - non è segnalata da nessun cartello.
itinerario 5
L'Alta Pecora
Da Quattropani si può prendere una strada in salita, in corrispondenza dello stesso bar da cui diparte la discesa per il vallone Bianco. Si arriva così su un antico cratere ricoperto da pomici, la piana dell’Alta Pecora, che è anche un buon punto di osservazione su tutto l’arcipelago (45 min. a/r).
7) ITINERARI MESSINA [torna su]
Messina
L'antica Zancle è adagiata lungo lo "Stretto" fra le cime dei monti Peloritani ed il mare. Per la sua importanza strategica, favorita dal suo vasto e sicuro porto, divenne il centro commerciale più importante della Sicilia. Si arricchì di vari monumenti quali il Duomo, S. Maria della Valle, l'Annunziata dei Catalani. Nel 1908 una catastrofe si abbatté sulla città: il 28 dicembre un violentissimo terremoto, seguito da un maremoto, distrusse completamente Messina e altri centri dello Stretto. La città venne ricostruita con avanzati sistemi antisismici.
Il Duomo
Situato nella vasta e luminosa piazza omonima, viene considerato il più insigne monumento della città. Sebbene l'edificio sia stato più volte, nel corso dei secoli, danneggiato e semi distrutto dai terremoti conserva ancora, nelle linee complessive, la struttura originaria.La sua fondazione risale ai primi decenni del XII sec. edificato per volontà del re normanno Ruggero II. Sono della metà del '400, gli eleganti portali gotici della facciata. L'interno dopo i gravissimi danni che le procurarono i bombardamenti anglo-americani, nel 1943. Molte preziose opere andarono perdute. Il campanile del Duomo, alto 60 m. opera di Francesco Valenti, di recente costruzione, è dotato di un meccanismo ad orologeria, tra i più grandi del mondo.
Chiesa dell'Annunziata dei Catalani
Si tratta di un altro insigne monumento della città, eretto nella seconda metà del XII sec., in epoca normanna. Presenta nella facciata tre pregevoli portali ornati. L'originario corpo della Chiesa subì nel XIII sec. un accorciamento causato, probabilmente, dai danni di un terremoto. La duecentesca facciata è preceduta dalla statua bronzea del 1527.
Museo Nazionale
Notevole raccolta di opere d'arte, costituita dalle collezioni del civico Museo Peloritano e dalle opere recuperate da edifici pubblici e privati, distrutti dal terremoto del 1908. Vi sono numerosi dipinti firmati da grandi artisti, quali il Caravaggio. Vasta è la raccolta del materiale archeologico dell'antica Zancle-Messina, recuperato nel territorio. Tra i numerosi sarcofagi, molto interessante, quello del "Ratto di Proserpina" del IV sec. a.C. Pregevole è la raccolta delle sculture medioevali e quelle del '400 e'500.
Nella seconda sala è esposta l'unica opera del grande maestro Antonello da Messina, esistente nella sua città. Il polittico è datato 1473.
8) ITINERARI MILAZZO [torna su]
Milazzo (Mylae):
una lingua di terra emersa che si estende nel mar Tirreno per circa sette chilometri. L'immediato substrato di quest'ampia superficie pianeggiante che costituisce la penisola a 50-60 metri s.l.m. è formato, alla base, da rocce cristalline metamorfiche molto antiche e ricoperte per una buona parte da depositi marini più recenti ricche di fauna marina fossile e microfossili e da un deposito di ceneri vulcaniche. I resti di un grande delta fluviale di circa 30 kmq. realizzato nel corso dei secoli con l'apporto dei detriti di due fiumi storicamente noti a Milazzo (il "Mela" e il "Floripotema"), divenuto oggi una grande pianura fertile ricca di falde idriche, collegano la penisola ai monti Peloritani. Tali particolari condizioni hanno contribuito alla bellezza del paesaggio ed all'insediamento dell'uomo sin dal remoto passato così come documentato da ritrovamenti e da indagini di studiosi e archeologi che la fanno risalire al 4.000 a.C.
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I ritrovamenti archeologici
La storia dell'archeologia a Milazzo inizia con il ritrovamento di alcune grandi necropoli: una dell'età del bronzo (XIV sec. a.C.) nella zona di contrada Sottocastello verso il Tono; un'altra in Piazza Roma ed altre ancora in Via XX Settembre (Protovillanovianà - X sec. a.C. e greca arcaica VII sec. a.C.). Tutto il prezioso materiale degli scavi è oggi esposto in apposite sale presso i musei di Lipari e di Siracusa.
Nel 1980 una necropoli preistorica è scoperta nella zona di San Papino con il rinvenimento di grandi anfore e corredi risalenti all'età del bronzo e del periodo greco arcaico. Tombe di età ellenistica, si ritrovano invece nel 1988 in contrada Ciantro alla periferia di Milazzo e, tra il corredo delle stesse, notevole interesse suscitano alcuni modellini fittili di imbarcazioni con rematori. Nello stesso anno, in un cantiere aperto di fronte al Duomo Nuovo, vengono alla luce alcune tombe tardo-romane-bizantine. Il ritrovamento dei resti di un villaggio preistorico nella pianura ha confermato la tesi secondo la quale la "Piana" fu sede di parecchi nuclei abitativi. Un'altra necropoli di età romana è stata rinvenuta in contrada San Giovanni nel corso dei lavori stradali. Infine, numerose segnalazioni di subacquei che hanno individuato ceppi di ancore romane e resti di naviglio naufragato nei secoli nelle acque di Milazzo - teatro dI antiche famose battaglie confermano, anche, la presenza di un ricco patrimonio archeologico marino.
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Dai primi insediamenti a Gerone II
La storia di Milazzo può farsi risalire ai primi insediamenti umani dell'età neolitica (4.000 a.C.). È con i Siculi, però,che la città acquista floridezza e ricchezza sino alla fine del VII o ai primi del VI sec. a.C., quando, iniziata l'egemonia espansionistica delle popolazioni greche di Zancle - l'odierna Messina - anche il nucleo abitativo di Milazzo fu da questi sottomesso e trasformato in una "Polis" fortificata. La sottomissione alla vicina Messina durò sino al 270 a.C., quando a seguito di una cruenta battaglia svoltasi nella piana, Milazzo fu occupata dal siracusano Gerone II.
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Due importanti battaglie navali
Nel periodo romano le sue acque furono teatro di due importanti battaglie navali. Nel 260 a.C. infatti, la cittadina assistette al trionfo della flotta romana comandata dal console Caio Duilio, su quella cartaginese (prima guerra punica). Tale importantissima battaglia che permise di affermare l'egemonia romana sul mare, rappresentò anche una importante innovazione dal punto di vista tecnico-militare, in quanto, per la prima volta, furono usati dei ponteggi con uncini (i "corvi") che, agganciando le navi nemiche, ne consentivano l'assalto e la conquista. Nel 36 a.C., ben due secoli dopo, Milazzo, divenuta importante base navale di Sesto Pompeo, fu legata alle vicende della guerra civile tra quest'ultimo ed Ottaviano per la vittoria navale della flotta di Ottaviano, su Sesto Pompeo. A seguito di tale vittoria alla città venne concesso da parte di Ottaviano il riconoscimento civico con l'aquila e con il motto "Aqvila mari imposita - Sexto Pompeo superato".
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Dall'Impero d'Oriente alla dominazione Mussulmana
Sotto l'impero d'Oriente, la cittadina non solo fece parte di un importante triangolo difensivo ma divenne anche una delle principali sedi vescovili siciliane. Con la sua espugnazione, avvenuta nell'843 inizia la dominazione mussulmana. Durante tale periodo fu messa a capo di una nuova circoscrizione territoriale denominata "Vallo di Milazzo" e divenne un florido centro agricolo e commerciale. È di questo periodo la costruzione della grande torre del maschio, indicata come "saracena", e l'introduzione della pesca del tonno.
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Normanni, Svevi, Angioini ed Aragonesi
Nel 1061 Ruggero d'Altavilla si impadronì della città e del fortilizio assurgendolo a testa di ponte per la conquista normanna e la cacciata dei mussulmani dalla Sicilia. Incorporato, poi, nel regio demanio da Federico II di Svevia, il suo nuovo castello fu inserito fra i "castra exenta" sotto la diretta giurisdizione reale. L'antico "Vallo" assunse la denominazione di "Comarca di Milazzo" con una potestà - riservata ai magistrati civici, militari e giudiziari - che durò sino al XVIII secolo. Nella guerra del Vespro (1282), Milazzo venne alternativamente occupata dai due sovrani contendenti: Carlo D'Angiò e Pietro d'Aragona. Nell'inverno del 1295, nel salone del maschio, si tenne I' "Assise del Real Parlamento di Sicilia" convocato da Federico II d'Aragona, per valutare il tradimento del fratello Giacomo che si era impegnato a cedere, dopo averne cacciato il fratello, l'intera Isola a Carlo d'Angiò. Per quasi un secolo, dopo che fu nuovamente presa dagli angioini nel 1341 e fino agli inizi del XVI sec., Milazzo fu al centro di numerose e travagliate vicende belliche legate ai conflitti feudali che insanguinarono la Sicilia.
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Dagli Spagnoli ai Savoia
Durante la dominazione spagnola, la città accrebbe la sua importanza strategica. Sono di questo periodo le ultime più importanti ed imponenti fortificazioni dello storico Castello che a tutt'oggi si possono ammirare. Fu anche più volte sede del Viceré e dei Luogotenenti di Sicilia. Gli ultimi guizzi del dominio spagnolo si esaurirono nel 1713 quando, la sovranità della Sicilia passò a Vittorio Amedeo II di Savoia.
Vano fu il tentativo di riconquista da parte di Filippo V di Spagna che impegnò le truppe austro-piemontesi nel vasto e cruento assedio della città dal luglio 1718 al maggio del 1719. Durante tale assedio gravi furono i danneggiamenti e le distruzioni del patrimonio storico e monumentale.
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Dai Borboni al Regno d'Italia
Con l'insediamento dei Borboni sul trono delle due Sicilie, la città mantenne il suo ruolo strategico-militare. Durante le guerre napoleoniche divenne piazzaforte inglese, ospitando flotta e guarnigioni ingenti. Durante i moti indipendentistici e carbonari (1820-21) si susseguirono alterne importanti vicende attorno al Castello presidiato dalle truppe borboniche. II 20 luglio del 1860, Milazzo fu teatro della famosa e risolutiva battaglia tra le truppe garibaldine e le truppe di Francesco II di Borbone. Con l'avvento del Regno d'Italia, la città perse la sua importanza strategico-militare e il Castello nel 1880 fu declassato da piazzaforte a carcere giudiziario.
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Le due guerre mondiali
Durante la prima guerra mondiale esso divenne campo di prigionia per i militari austro-ungarici; nel periodo fascista, luogo di detenzione politica e, fino al maggio 1960, carcere mandamentale.
Durante l'ultimo conflitto mondiale Milazzo subì massicci e cruenti bombardamenti; numerosi edifici furono danneggiati irreparabilmente ed altri rasi al suolo. Durante il luglio del 1943, quando l'invasione attuata con il piano "HUSKY", era in pieno svolgimento, il porto di Milazzo venne potenziato notevolmente nelle sue difese quale importante centro marittimo, ferroviario e militare.
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Luoghi da visitare
Chiesa del Carmine
E' stata innalzata nel XVI secolo sul luogo ove sorgevano due piccoli templi, rispettivamente dedicati alla Madonna della Consolazione ed a San Filippo d'Agira. Quasi interamente distrutta nel corso dell'assedio spagnolo del 1718-19, fu ricostruita nella forma attuale tra il 1726 ed il 1752. Adiacenti ad essa i locali dell'antico convento dei Padri. Carmelitani coevo alla chiesa, oggi adibiti ad uffici pubblici ed esercizi commerciali. Una bella porta a pianterreno, in barocco monumentale, permette l'accesso a quello che fu una volta il chiostro.
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Chiesa di S. Giacomo
Edificata nel 1434 quale voto fatto sotto re Alfonso d'Aragona, per aver questi liberata Milazzo, da un assedio di Luigi d'Angiò re di Napoli, presenta, nella semplice facciata, un esile portale del 1712 nel quale è inserita una statuetta del Santo risalente al XV secolo. II portale laterale è frutto dei restauri effettuati nel 1621-22.
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Il Duomo
Moderna costruzione a tre navate, fu iniziata nel 1937 ed inaugurata ed aperta al culto nel 1951. AI suo interno sono presenti opere di grande valore artistico, provenienti da chiese più antiche. Sull'altare maggiore e nell'abside troviamo sette interessantissimi dipinti del `400 siciliano.
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Chiesa di S. Maria Maggiore
La chiesa è ubicata sulla parte terminale del lungomare Garibaldi quasi all'inizio del rione marinaro di "Vaccarella". Originariamente si chiamò S. Erasmo (volgarmente S. Elmo) e venne edificata a seguito della demolizione nel 1581 di una chiesa di eguale denominazione ubicata nell'attuale piazza della Repubblica. La nuova chiesa di S. Erasmo, nel 1632, fu dedicata a Gesù e Maria. Storicamente, come si rileva da due lapidi commemorative apposte sulla facciata, è legata all'epopea dei Mille per il riposo da campo che Garibaldi si concesse la notte tra il 20 ed il 21 luglio 1860, al termine della vittoriosa battaglia contro le forze borboniche.
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Chiesa di S. Caterina
La chiesa è ubicata in via Umberto I in prossimità di piazza Roma. La costruzione, di epoca bizantina, originariamente dedicata a Santa Marta, nel 1631 venne dedicata a Santa Margherita e solo nel 1722 acquistò la denominazione odierna.
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Chiesa del SS. Crocifisso
La chiesa, già esistente, nell'anno 1566 fu restaurata per conto del gentiluomo milazzese Tommaso Leonte, il quale in seguito alle gravi ferite riportate durante una tempesta in mare, fu miracolato da San Papino apparsogli in sogno. Nel 1618 la chiesa fu donata al padre Benigno da Genova, generale dei Minori dell'Osservanza, il quale inviò i primi padri Riformati, che iniziarono l'opera di costruzione del convento nel 1620. Alla destra della chiesa, il convento, con un chiostro del XVII secolo.
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Santuario di N. Francesco da Paola
Fu fondato dallo stesso Santo tra il 1456 ed il 1467, nel periodo della sua dimora a Milazzo. Durante la costruzione, il Santo operò numerosi miracoli. Il tempio è stato radicalmente restaurato nel XVIII sec. con un'elegante facciata dall'alto fastigio ed una scenografica scalinata. Adiacente al Santuario il Convento, oggi in parte adibito a scuola ed a sede della Compagnia dei Carabinieri. Molte le opere d'arte nel suo interno.
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Chiesa dell'Immacolata
La chiesa fu costruita nel 1640 dalla Congregazione della Concezione. Adiacente alla chiesa, è il nuovo convento dei Padri Cappuccini costruito nel 1884.
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Chiesa del SS. Salvatore
Iniziata nel 1616 presenta una bella facciata del 1755 opera di Giovan Battista Vaccarini recante l'immagine di S. Benedetto, fondatore dell'Ordine Benedettino cui appartenevano le monache del vicino monastero la cui area è oggi occupata dalla Casa della fanciulle "Regina Margherita".
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Chiesa della Madonna del Rosario
Di fronte all'ingresso principale del Castello, in una piazzetta ai piedi di una suggestiva gradinata a due rampe, è la chiesa di S. Domenico, oggi sede della parrocchia della Madonna dei Rosario. La costruzione della chiesa ebbe inizio nel 1538 al posto dell'antica chiesa di S. Leonardo che venne demolita.
La costruzione dell'annesso Convento dei Domenicani, ebbe inizio se non contemporaneamente, certo dopo breve tempo. Il complesso fu anche sede della Santa Inquisizione. Oggi del convento, rimangono soltanto i ruderi dell'antico chiostro seicentesco di proprietà comunale.
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Chiesa di S. Giuseppe
È ubicata tra l'antica porta del Capo ed il cimitero in prossimità di un revellino e di un tratto di mura dell'antica fortificazione. È una piccola chiesa ad una sola navata costruita nel 1565 mentre la peste infieriva nella città. Originale e molto bella è la finestra settecentesca sulla facciata principale.
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Il Palazzo dei Vicerè
L'itinerario nel "Borgo antico" riserva scorci ed edifici di alto interesse. Tra i palazzi gentilizi (XVII e XVIII secolo) merita considerazione il Palazzo dei Viceré (XVI secolo - 1725) che ospitò numerose personalità in visita alla città e fu dimora dei Governatori e dei Viceré e Luogotenenti di Sicilia allorquando risiedettero in Milazzo. Presenta una pregevole facciata in tardo barocco che si affaccia sulla parte terminale dell'antica salita di S. Francesco da Paola.
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La Cinta Spagnola
L'ingresso principale alla "cittadella" si apre sotto il "baluardo di S. Maria" del quale sono visibili alcune strutture superstiti dell'antica chiesa omonima del 1527 (tra cui l'arco di trionfo) abbattuta nel 1568 per la costruzione del bastione. L'ingresso era anche denominato "delle tre porte" perché tante chiudevano tale accesso alla fortezza appena varcato il ponte levatoio. Il primo arco di porta è degli ultimi anni del 1700 costruito con la bassa muraglia per fucilieri (notare le alte feritoie sulla destra). La porta successiva, che si apre nelle alte mura, inizialmente era sbarrata da un ponte levatoio gettato su un fossato asciutto (poi interrato) sostituito nel seicento da un portone del quale rimangono ancora i cardini. Dentro la cinta muraria si aprono nella volta due grandi aperture rotonde usate per vigilare ed offendere gli assalitori.
Seguivano due successivi ed attigui sbarramenti di cui ancor oggi ne sono visibili le tracce.
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La "Cittadella" o "Cinta Muraria"
Fu dimora d'obbligo delle alte magistrature. Difesa da sud-ovest a nord-ovest dalle poderose mura spagnole con gli imponenti baluardi di "S. Maria" e delle "Isole". La costruzione di questa cinta fu iniziata nel 1523, sotto l'imperatore Carlo V di Spagna, dal viceré di Sicilia duca Ettore Pignatelli, ed ultimata attorno al 1575. Ulteriormente rimaneggiata nel 1605. Si compone di due robuste muraglie parallele e unite da una grande volta a botte. AI suo interno furono ricavati cisterne, magazzini, stalle, locali già adibiti a carceri ed accessi di numerosi passaggi o camminamenti sotterranei. Dei numerosi ed antichi edifici che occupavano la vasta area compresa tra il Castello e la cinquecentesca cinta spagnola rimangono solamente il Duomo ed i resti del Palazzo dei Giurati.
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Il Duomo antico
La sua costruzione fu iniziata nel 1608 su disegni di Camillo Camilliani, fiorentino della scuola del Michelangelo, in sostituzione della Chiesa Madre di S. Maria, di proprietà della città, abbattuta nel 1568 per esigenze strategico-militari (costruzione della nuova cinta di mura). Per ricavare l'area necessaria alla "Nuova Chiesa Maggiore" furono distrutte due piccole chiese medievali di rito greco (una normanna ed una quattrocentesca). Inaugurato e benedetto nel 1616, nel 1642 fu solennemente dedicato a S. Maria Assunta. I lavori di abbellimento e di completamento si protrassero però, fino ai primi del 1700.
Dopo la sconsacrazione, il lungo abbandono, le manomissioni ed i vandalismi seguiti ai fatti d'arme del luglio 1860 (vittoria ed assedio garibaldini) hanno provocato la distruzione di buona parte degli arredi e delle strutture contenute al suo interno.
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La Chiesa dell'Addolorata
La Chiesa è sorta tra il 1810 ed il 1813 a ridosso dell'omonima e più antica cappella gentilizia dei Calabrò da allora adibita a sacrestia. La struttura rispecchia lo stile gotico.
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Chiesa di San Nicola
Nella "Villa Lucifero" (sec. XVII) è inserita una graziosa cappella dedicata a S. Nicola in sostituzione dell'omonima, antichissima chiesa che sorgeva vicino al Faro di Capo Milazzo.
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Santuario di S. Antonio da Padova
Scendendo dallo spiazzale omonimo verso il sottostante litorale, a metà costa, è ubicato il Santuario rupestre di S. Antonio da Padova rifugio del Santo dopo il naufragio sulle coste del Capo (gennaio 1221). Trasformato in luogo di culto (1232), nel 1575 assunse l'aspetto di chiesa a spese e cura del nobile Andrea Guerrera. Più considerevoli i lavori del XVIII secolo (altari e rivestimenti marmorei). Sull'altare maggiore (1704) la statua lignea del "Santo di Padova", opera del XVIII secolo.
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Chiesa della SS. Trinità
La "chiesa della SS. Trinità" è ubicata sulla sommità del Monte Trino, il colle più alto (m. 135) del promontorio di Milazzo, già dedicato al culto delle divinità pagane Apollo, Diana ed Iside od Osiride. Fu costruita nel 1354 sotto gli auspici della SS. Trinità. Nell'anno 1660 furono annessi alla chiesa delle stanze ed un oratorio destinato ai padri di S. Filippo Neri, i quali l'abbandonarono nel 1668. Nell'interno vi sono dei quadri ex-voto di marinai salvatisi da tempeste. L'intero complesso è stato restaurato dalla Soprintendenza ai Monumenti per la Sicilia Orientale.
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9) ITINERARI NAXOS [torna su]
NAXOS
Giardini Naxos è una bellissima località balneare che si sviluppa alle spalle del lungomare tra Capo Schisò e Taormina. Sorge nei pressi di quella che fu la prima colonia greca di Sicilia. A partire dagli anni ’50 è diventato un importante centro turistico, a soli 5 km dal centro di Taormina, a 50 km da Messina centro e a 48 km da Catania, via autostrada.
STORIA
Naxos è la più antica colonia greca in Sicilia e viene fondata nel 734 a.C. su Capo Schisò da alcuni coloni provenienti dalla Calcidia, guidati da Teocle. Naxos era il nome dell’isola delle Cicladi dove, secondo la leggenda, Dioniso incontra Arianna, abbandonata da Teseo, e la sposa. A partire dal V sec. a.C. Naxos diviene uno degli obiettivi delle mire espansionistiche dapprima di Ippocrate di Gela e poi di Ierone di Siracusa che, nel 476, fa deportare i suoi abitanti a Leontinoi. Il sostegno offerto da Naxos alla spedizione ateniese contro Siracusa (415 a.C.) segna la fine della città: nel 403 Dionisio il Grande la rade al suolo e i cittadini vengono venduti schiavi. Dopo tale evento Naxos non torna più ad avere il rango e il ruolo di città, pur rimanendo il suo porto attivo per tutta l'antichità. La vita urbana si sposta a Taormina, che viene fondata nel 358 a.C. da Andromaco, padre dello storico Timeo, il quale ivi accoglie gli esuli di Naxos.
GLI SCAVI
Il fatto che la vicenda di Naxos città si concluda nell'arco di poco più di tre secoli ne fa un osservatorio privilegiato per lo studio della più antica urbanistica delle città greche d'Occidente. L'antico abitato di Naxos occupa la piattaforma lavica della penisoletta di Schisò e i terreni subito a nord di questa, per una superficie complessiva di 40 ettari. All'insediamento arcaico (VII-VI sec. a.C.) si sovrappone, nel IV sec. a.C., un nuovo impianto urbano a struttura rigidamente geometrica, forse opera della ricostruzione di Ierone di Siracusa. Entrando da via Stracina si costeggiano le mura di cinta della città arcaica. Esse inglobano a sud-ovest le mura più antiche. All'interno si trovano i resti di un grande tempio della fine del VI sec. che si sovrappose a un sacello più antico. Sempre della stessa epoca sono vari cumuli di pietre disseminati un po' ovunque e due fornaci.
IL MUSEO ARCHEOLOGICO
Situato quasi all’estremità della penisola di Schisò, accanto ai resti di un fortino borbonico, il museo custodisce reperti degli scavi. Al piano terra sono esposti materiali che attestano la presenza sul Capo Schisò di un insediamento fin dal Neolitico e per tutta l'età del Bronzo. Al secondo piano sono illustrate le fasi di vita della città a partire dal VII sino a tutto il V secolo a.C. All'interno del fortino sono esposti reperti subacquei: ceppi d'ancore, anfore, macine.
10) ITINERARI PANAREA [torna su]
L'ARCIPELAGO NELL'ARCIPELAGO
Panarea è la più piccola delle isole Eolie (3,4 kmq – Perimetro 7,2 km).
Nota per essere la più mondana di tutte, la sua particolarità è piuttosto quella di essere la piccola regina di un arcipelago nell’arcipelago: la sua corte è costituita da isolotti e scogli che sono diventati meta privilegiata di turisti che amano andare per mare.
Basiluzzo è l’isolotto più grande di questo piccolo arcipelago. Accanto c’è Spinazzola. Distanti una ventina di minuti da Panarea, se si sceglie un gozzo di legno per raggiungerli, la loro circumnavigazione offre lo spettacolo cangiante frutto di esplosioni vulcaniche avvenute millenni fa. Basiluzzo fu anche residenza del fratello dell’Imperatore Claudio, che là lo confinò per paura di vedere usurpato il proprio trono. Ancora oggi sono visibili i resti di questa villa e di altre più modeste dimore.
Più vicini a Panarea ci sono Dattilo, che si staglia come una cattedrale e brilla di rosso e dorato al tramonto, quando tutto il resto attorno è ormai in ombra, Lisca Bianca, location del film di Antonioni “L’Avventura”, Bottaro, dove vive una lucertola unica al mondo che a causa dell’isolamento si è sviluppata differenziandosi dalla specie principale, presente in tutta la Sicilia. E poi ancora Lisca Nera, un isolotto fino a un decennio fa, ora completamente eroso, di cui restano pochi scogli, e i Panarelli. Più vicine a Panarea ci sono le Formiche, scogli affioranti noti alla cronaca per aver visto arenarsi – fortunatamente senza vittime – l’aliscafo da Napoli.
PANAREA DI FUOCO
La piccola Panarea cela di primo acchito la sua natura vulcanica.
Non ci sono edifici conici caratteristici che rivelano senza possibilità di errore la presenza di crateri spenti, non ci sono cupole di pomici o colate di ossidiana. Eppure l’isoletta e gli isolotti satelliti sorgono su una immensa piattaforma immersa in media 50 m sotto il livello del mare e sono costituiti esclusivamente di materiali vulcanici.
Attorno a questa piattaforma la profondità è di circa 500m. È stato accertato che Panarea è la parte più antica dell’arcipelago: Panarea e il suo piccolo arcipelago (di formazione posteriore) sono centri eruttivi emersi, appartenenti ad un esteso rilievo vulcanico sottomarino. La forma odierna delle parti emerse si sono molto modificate e le dimensioni molto diminuite rispetto all’origine, per sprofondamento e erosione (fino a 30 anni fa Lisca Nera era un isolotto grande come Lisca Bianca, oggi è costituito da pochi scogli). La parte occidentale di Panarea è molto diversa da quella orientale. Quest’ultima è quella dove sorge l’abitato ed è pianeggiante ad altezze diverse, si pensa a causa di uno sprofondamento rispetto alla parte occidentale che è invece caratterizzata dalla presenza di diversi rilievi che precludono l’accesso alle coste di questo lato dell’isola, che è infatti disabitato. Il cratere dell’antico strato-vulcano di cui Panarea sarebbe la testimonianza è situato tra Pietra Nave e la costa corrispondente. Il Castello e Punta del Tribunale, che stanno come due sentinelle prima della Piana del Milazzese sono protusioni originate da lava molto viscosa solidificatasi all’interno del condotto ed espulsa allo stato solido. Oggi Panarea e il suo arcipelago sono sede solo di fenomeni tardo-vulcanici. Una struttura sub-circolare comprende gli scogli di Lisca Nera, Bottaro, Lisca Bianca, Panarelli e Dattilo, che è sede di un ampio campo fumarolico ad attività. Altre notevoli manifestazioni fumaroliche e/o idrotermali sono presenti nei fondali attorno a Basiluzzo, alla Secca dei Pesci e, sull'isola maggiore, alla Calcara. Nel novembre del 2002 nell’area Lisca Bianca-Dattilo-Bottaro era stato osservato un aumento significativo dell'attività esalativa. I pescatori, nella prime ore del mattino, segnalavano, gorghi e mare in ribollimento, pesci morti in superficie ed intenso odore di zolfo. Il giorno successivo tra Lisca Bianca e Lisca Nera, erano visibili tre aree, ampie qualche centinaio di metri, con colore del mare vistosamente più chiaro. In esse era evidente una intensa risalita di bolle di gas. I rilievi effettuati (misurazioni delle temperature, riprese con la telecamera termica, campionamento delle acque) tranquillizzano riguardo il fenomeno. Nel corso del sopralluogo è stata anche visitata la spiaggia della Calcara, per verificare eventuali variazioni nell'attività fumarolica. In essa non si osservano variazioni apprezzabili nella localizzazione delle fumarole e nella temperature. A tutt’oggi il fenomeno persiste, con minore intensità, ma non desta particolare preoccupazione.
L'ABITATO
Il paese occupa poca parte della già piccola isola, ed è diviso in tre contrade:
Drauto, dal nome del pirata Draut, luogotenente del celeberrimo pirata Barbarossa, che si narra qui nascose il suo tesoro. A DRAUTO ci sono le tre baie (Drauto, Cala Zimmari, Calajunco) raggiungibili anche a piedi, dove è possibile fare il bagno. Questa contrada ospita soprattutto ville e case private, oltre a due pensioni e due ristoranti.
San Pietro, il centro del paese, che è delimitato dalle due Chiese dell’isola. A S.Pietro c’è il porto, dove approdano aliscafi e navi, che d’estate è anche utilizzato come molo turistico. Vi si trovano i negozi e quasi tutti i ristoranti e i locali di Panarea.
Ditella, a nord ovest, dove ci sono case private e un ristorante.
BASILUZZO
Basiluzzo si forma nell’ultimo periodo dell’attività eruttiva dell’arcipelago di Panarea, da cui dista circa 3,5 km. Circumnavigandolo ciò che si vede è estremamente suggestivo: enormi blocchi di pietra affiancati ognuno dei quali sembra formato da tanti fogli, come un’immensa sfogliatella. La sua superficie è di 0,3 kmq ed è stata abitata sicuramente nell’antichità. Vi sono stati rinvenuti infatti strumenti litici e frammenti di ceramiche risalenti all’epoca preistorica, ma anche testimonianze del periodo romano, sul lato sud infatti, in corrispondenza di Punta Monaco Santo, possiamo vedere ancora parte del mosaico, alcuni muri ad opus reticolatum ed altri dai tipici colori blu, ocra e rosa-arancio, resti di una villa che doveva essere enorme. Probabilmente luogo di confino del fratello dell’imperatore Claudio, inviso a causa della parentela che lo trasformava in una minaccia per l’imperatore stesso. Sparse per l’isola, soprattutto sui lati, altri mosaici e altri muri. Interessante è la presenza di una cisterna enorme, in cui è ancora oggi possibile entrare, anche se è difficile trovare da soli l’ingresso, nascosto sotto un cespuglio. Per salire sull’isola si possono salire le scale che venivano utilizzate fino ai primi dell’ottocento dai panarellesi che vi coltivavano cereali e vi pascolavano pecore e capre. Si possono ancora vedere i terrazzamenti e le vasche di pietra per l’abbeveraggio delle bestie. Si giunge all’isolotto in barca, si approda dal lato di fronte a Panarea. Le scale sono abbastanza difficili da individuare e purtroppo l’ultima parte è diroccata. Una volta giunti sopra Basiluzzo esso vi apparirà quasi sicuramente più grande di quanto vi aspettavate e per percorrerlo tutto ci vogliono almeno un paio d’ore.
LISCA BIANCA
Lisca Bianca è insieme a Basiluzzo e Bottaro l’altro isolotto dove è possibile salire. Lisca Bianca è stata location del film di Antonioni “L’avventura”, e vi si possono ancora rintracciare i resti della casetta che era stata costruita per l’occasione. L’accesso è dal lato più basso dell’isolotto, subito dopo la piccola spiaggia di sassi, di fronte a Bottaro.
Un giro per l'isola
UN GIRO PER L'ISOLA
L’isola è percorribile a piedi da un estremo all’altro (da Drauto ad Ditella) in un’ora e mezza. Le stradine sono strette e possono circolare solo motorini, motoapi e macchine elettriche. Queste ultime hanno preso sempre più piede negli ultimi anni, fino a ridurre a un numero esiguo i mezzi a motore a benzina. La luce elettrica è arrivata a Panarea solo negli anni ottanta e non ci sono lampioni od altre forme di illuminazione notturna nelle strade. Si consiglia l‘utilizzo di piccole torce, peraltro completamente superflue nelle notti di luna piena. L’architettura in stile eoliano (case cubiche con i tetti piatti) è inalterata e intoccabile: il piano edilizio bloccato impedisce che nuove e diverse abitazioni possano essere costruite. Questo fa di quest’isola un vero e proprio gioiellino incastonato tra il mare e il cielo, che di notte conserva, grazie all’assenza di luci artificiali, la purezza e la limpidezza che aveva per i primi navigatori che vi giunsero millenni or sono.
itinerario 1
Calajunco e Punta Milazzese
Si arriva a Calajunco percorrendo la strada carrabile che porta a Drautto. Una volta giunti a “Cala Zimmari” , l’unica spiaggia di sabbia dell’isola, la si attraversa e si imboccano delle scale. Alla fine delle scale si percorre un stradina a picco sul mare dal lato di Cala Zimmari, ci si trova sopra Cala del Morto, raggiungibile solo in barca, e ad un certo punto sulla destra si può imboccare una via che conduce a Piana Milazzese e quindi in montagna. Alla fine della stradina principale ci sono due possibilità: scendere a Calajunco, suggestiva baia con una spiaggietta di sassi, oppure andare dritti sul promontorio di punta Milazzese dove si trovano le basi in pietra di capanne risalenti al 1400 a.C.
VILAGGIO PREISTORICO DI PUNTA MILAZZESE (XIV sec. a.C.)
Sul promontorio si trovano le fondamenta di 22 capanne a pianta ovale ed una a pianta quadrata, probabile sede di culto della comunità. Gli scavi hanno dato alla luce ceramiche, pentole e vasi in ottimo stato di conservazione. La cultura del periodo di questo insediamento (1400 a.C.) presenta strette analogie con quella contemporanea della costa orientale della Sicilia. Le differenze con la cultura di “Capo Graziano” (dal nome del villaggio di Filicudi) sono significative e si individuano soprattutto nella diversità delle ceramiche utilizzate. Il nome dato a questo periodo della preistoria eoliana deriva dal nome del luogo a Panarea dove è stato rinvenuto questo villaggio. Questo villaggio fu abbandonato improvvisamente, probabilmente in seguito ad un’invasione nemica come accadde a quello di Capo Graziano a Filicudi, ed esattamente come quello porta i segni di un incendio. Ciò accadde agliinizi del XIII secolo a.C.
itinerario 2
San Pietro - Punta del Corvo
Dal porto si risale in mezzo alle case per la via principale, proseguendo in direzione del cimitero. Superatolo si gira a destra e si imbocca uno dei sentieri che conducono a Punta Corvo, la più alta dell’isola (427 m). Dopo pochi metri, superato l’ngresso dell’Hotel Raya, la strada diventa una mulattiera che si inerpica nel folto della vegetazione e dopo aver superato sulla destra il bivio del sentiero della Scuola si raggiunge il pianoro di Serra del Cavallo, tra l’abitato di San Pietro e quello di Drautto, e si giunge ad un quadrivio. Si sale verso l’alto seguendo l’indicazione sulla roccia per Punta Corvo. Il sentiero si fa più ripido e dopo aver percorso una specie di lastricato in pietra lavica molto panoramico, seguendo i segnavia, si continua su strade vicinali e interpoderali fino a giungere nei pressi di alcuni cipressi. Si continua a salire tra piante di albicocco, cisto, mirto e corbezzoli fino ad arrivare alla cresta sommitale dove si apre una spettacolare vista su tutto l’arcipelago mentre sotto di noi una serie di ripidi canaloni scendono verso il mare. A sinistra inizia il sentiero che attraversando piano Milazzese arriva fino a Calajunco, a destra in pochi passi si raggiunge Punta del Corvo, segnato sul terreno da una piastrina metallica dell’Istituto Idrografico della Marina come punto trigonometrico.
itinerario 3
Ditella - Calacara - Punta del Corvo
Da San Pietro si prende la strada per Iditella (si possono salire le ampie scale che si trovano in fondo al molo, sulla destra). Si supera la Chiesa Vecchia (o “dell’Immacolata”, oggi quasi inutilizzata e molto rovinata all’interno). Giunti a un bivio nei pressi della Caserma dei Carabinieri, è preferibile proseguire a destra. La strada diventa solo pedonale e raggiunge un punto panoramico sopra la Calcara. Si giunge allo stesso punto anche prendendo la strada carrabile a sinistra. Per andare alla Calcara si seguono le indicazioni e si percorre una strada in discesa a tornanti, piuttosto sdrucciolevole. Se si continua la strada in salita, dopo aver superato l’eliporto privato, si raggiunge il bivio del sentiero per Punta Corvo, seguendo i segnavia sui sassi. La strada è a tratti ripida e scivolosa. Si comincia percorre dopo una 20 di min di cammino il costone, ammirando sulla destra Pietra Nave, fino ad arrivare alla Punta.
itinerario 1
Le Formiche (20-25 m – facile)
Si tratta di un insieme di scogli che affiorano di fronte all’abitato di Panarea. A 20-25 m si estende un’ampia prateria di poseidonia. Vi si possono osservare una vasta colonia di nacchere, anfratti ricchi di spugne, stelle marine e crostacei, oltre a grandi scogli e piccole grotte.
itinerario 2
Il Relitto Mercantile (25 m)
Si tratta del relitto di un mercantile inglese affondato tra Bottaro e Lisca Bianca. È facile da individuare: a 12 m si vede un argano su fondale sabbioso, proseguendo a 25 m appare il relitto, su un fondo sedimentario. Nella nave, adagiata quasi in posizione di navigazione, hanno trovato rifugio molte specie marine.
11) ITINERARI PATTI [torna su]
Il Golfo di Patti
...è un susseguirsi quasi ininterrotto di spiagge - circa180km - e si estende tra Capo Milazzo e Capo Calavà, con al centro Capo Tindari con il suo famoso santuario. Il Golfo si affaccia sulle isole Eolie, le cui forme sono facili da scorgere, soprattutto nei giorni di cielo terso.
Patti e la sua storia
Patti si trova al centro di una zona turistica molto bella ed è un ottimo punto di partenza per escursioni per terra e per mare nei dintorni. L'origine dell'abitato attuale risale alla migrazione dei superstiti dell'antica Tindari, quando essa fu distrutta da un cataclisma. La nuova città venne chiamata "Epì Akten" - "sull'alta sponda" - da cui "Patti". La parte più antica della città, dall'impronta medievale, si articola con stradine e pittoresche gradinate raggruppate intorno alla cattedrale e al castello. La parte più recente, detta Patti Marina, si stende a nord verso il mare formando ormai un solo tessuto abitato con il primitivo borgo marinaro.
Notizie certe sulla città di Patti si hanno a partire dall'epoca dei Normanni in Sicilia: nel 109 Ruggero d'Altavilla vi istituisce un Monastero Benedettino, il figlio - Ruggero II, re di Sicilia - nel 1131 la eleva a sede vescovile, Federico II vi fa erigere la Cattedrale, Federico III d'Aragona neI 1312 la nomina città regia. Nel 1544 subisce il saccheggio da parte del Barbarossa e dei suoi uomini. Cessato il pericolo piratesco, nei sec. XVII e XVIII, la città si espande in zone più pianeggianti, oltre la cinta muraria: si viene a formare il "borgo" con nuove chiese, conventi e abitazioni, strade e piazze. Contemporaneamente si sviluppa il borgo di Patti Marina, che sviluppa una ricca rete di commerci via mare con tutto il bacino del Mediterraneo. I danni provocati dai terremoti hanno purtroppo cancellato la maggior parte dei resti di questo suo passato.
Tindari: città greca
La città greca Tyndaris viene fondata nel 396 a. C. dal tiranno di Siracusa Dionisio il Vecchio, che utilizza quella zona come avamposto militare strategico durante il periodo delle sue campagne di conquista mirate a soddisfare la personale ambizione di un'unificazione dei Greci d'Occidente. Vi si insediano degli esuli Messeni ricompensati per aver combattuto al fianco di Dionisio. La città viene battezzata "Tyndaris", in onore di Tindaro, re Messeno e padre terreno dei Dioscuri, gemelli divini, chiamati anche Tindaridi.
Cartaginesi e Romani a Tindari
In posizione dominante e naturalmente protetta, la nuova città è un punto strategico nel controllo del tratto di mare compreso tra le Eolie e Messina. L'imponente cinta muraria costruita dalla parte della terra non serve purtroppo ad evitare la caduta in mano cartaginese. Passata in seguito sotto il dominio romano, la città conosce un periodo di grande prosperità durante il quale vengono costruiti o modificati molti edifici pubblici.
La Decadenza di Tindari
Pare che nel I sec. d. C. un disastro naturale faccia precipitare parte della città. Dal 535 d. C per 3 secoli Tyndaris è in mano ai bizantini e dal V sec. diventa sede episcopale. Con la conquista e la distruzione da parte dei mussulmani del IX sec. D.C., la città perde tutto il suo prestigio e diviene una piccola borgata e frazione della città di Patti, divenuta intanto un importante centro culturale e religioso sotto il dominio Normanno. In seguito, l'indifferenza normanna e le ultime invasioni turche del XV-XVI secolo d.C. pongono fine alla gloria di Tindari senza mai però riuscire a cancellarne definitivamente la storia e il fascino millenario.
Patti, Tindari e...
Il Golfo di Patti...
...e i luoghi da visitare.
La Casa di Garibaldi
Giuseppe Garibaldi dormì a Patti un una casa vicino a Palazzo Scafiddi, nella notte del 18 Luglio 1860, pochi giorni dopo le vittorie di Palermo e Calatafimi e pochi giorni prima della battaglia di Milazzo, in seguito alla quale la Sicilia fu liberata dopo 400 anni di dominazione spagnola.
La Cattedrale di San Bartolomeo
La cattedrale è situata sul punto più alto del colle cittadino - 157 m s.l.m. - e la si scorge da qualsiasi punto della città, guardando verso l'alto. La cattedrale ha subito diversi rifacimenti nel corso dei secoli, sia per i terremoti che per le modifiche volute dai vescovi. La struttura attuale della cattedrale nelle sue linee architettoniche generali e nei suoi ornamenti è settecentesca, e presenta un bellissimo portale quattrocentesco rimontato sulla facciata principale. All'interno è custodito il sarcofago della regina Adelasia, moglie di Ruggero I e madre di Ruggero II re di Sicilia. Si tratta del rifacimento cinquecentesco dell'originale del 1118. Nella cattedrale sono custodite anche le reliquie della patrona della città, Santa Febronia, che viene celebrata ogni anno l'ultima domenica di Luglio.
La Villa Romana
Si tratta di una grande villa di età tardo-imperiale (III - V sec. d.C.) i cui primi resti sono venuti alla luce durante i lavori per la costruzione dell'autostrada Messina-Palermo. Situata a pochi chilometri da Tindarys, si estendeva su una superficie di circa 20.000 mq ed era con molta probabilità la residenza di ricchi proprietari terrieri. Essa è il risultato dell'ampliamento di una villa più piccola del I sec. d.C. e fu abitata forse fino al VII sec., quando fu distrutta da un terremoto. Sono ancora oggi visibili sia una zona per la servitù sia un impianto termale oltre che i resti di mosaici a disegni geometrici e con figure di animali che abbellivano gli ambienti.
Un vicino Antiquarium conserva ed espone oggetti e reperti.
Si tratta di un piccolo museo situato al piano terra del Palazzo Vescovile. Conserva paramenti e arredi sacri, mitre ed una serie completa di stemmi vescovili dal 1534 al 1999.
Il museo delle Antiche Ceramiche pattesi è situato presso la "Villa Pisani" di Patti Marina. Troverete esposti vasi, piatti, pentole e altri contenitori utilizzati, un tempo, per la conservazione dei cibi.
Mongiove
A circa 8 km dal centro di Patti, ai piedi del monte Giove, troviamo questo borgo di pescatori, un paese tranquillo, affacciato su un mare limpido, con spiagge grandi e accoglienti e di fronte a cui si apre lo spettacolo delle Isole Eolie.
Sorrentini...
...si trova a pochi chilometri da Patti, sul lato est del Monte Meliuso, a 600 metri di altezza. E' un piccolo paese di montagna di origine medievale che gode di un panorama meraviglioso sul golfo di Patti. Il paese è noto per il culto di San Teodoro e per i festeggiamenti che durano dieci giorni. Lungo le mura del paese si possono vedere mattonelle di ceramica con dipinti i più bei versi della poesia italiana di tutti i tempi.
Il culto di San Teodoro, martire di origini bizantine. A Sorrentini sarebbe giunta in modo misterioso una reliquia delle spoglie mortali del santo, che arrivarono miracolosamente a Brindisi nel 1210. Le celebrazioni in onore del santo sono il secondo fine settimana di Agosto, ma la domenica precedente comincia la settimana di devozione. Si tratta di celebrazioni molto folkloristiche, che comprendono anche il "ballo del santo" durante il quale i portatori del simulacro saltellano e girano su se stessi al suono della banda, facendo appunto "ballare" il santo.
Museo Etnografico
In questo museo sono esposti paramenti sacri e oggetti liturgici oltre ad oggetti di artigianato e attrezzi agricoli.
Il Santuario
Sul Colle di Tindari si trova il famoso santuario, costruito recentemente, che ospita una Madonna nera bizantina ed è meta di grandi pellegrinaggi soprattutto in maggio, mese mariano, e l'8 di settembre. Questa grande costruzione sostituisce il già esistente tempio, di soli 170 mq, risalente all' XI secolo e destinato originariamente al culto pagano. Il vecchio tempio non è stato demolito bensì inglobato all'interno della nuova costruzione ed è ancora oggi possibile visitarlo.
La Madonna Nera
La tradizione narra che durante il periodo delle "persecuzioni iconoclastiche" - VIII sec. d.C. - una nave di ritorno dall'Oriente, tra le altre cose, portava nascosta nella stiva un'immagine della Madonna perché non fosse distrutta. Una tempesta costrinse l'equipaggio ad interrompere il viaggio e a rifugiarsi nella baia di Tindari, oggi Marinello. Quando la tempesta si calmò i marinai decisero di riprendere il viaggio ma non riuscirono a spostare la nave e solo quando, tra le altre cose, scaricarono la cassa contenente il venerato Simulacro della Vergine, la nave poté muoversi e riprendere la rotta. Partita la nave, i marinai della baia di Tindari tirarono sulla riva la cassa e dentro vi trovarono la preziosa statuetta di legno che fu trasportata nel luogo più alto del colle di Tindari, dove già da tempo esisteva una comunità cristiana. E' probabile che la statua sia stata scolpita in Oriente tra il quinto e il sesto secolo dopo Cristo. E' di legno di cedro, di stile Bizantino, di colore bruno scuro le cui parti scolpite sono il Bambino, la testa, il collo, le mani ed i piedi della Madonna; il resto del corpo è rivestito da una tunica rossa e da un manto blu scuro trapuntato da alcune stelline dorate. La Vergine porta in capo una specie di turbante, ricavato nello stesso legno. Nel 1881 l'Immagine è stata ricoperta di un manto ampio, ricamato in oro, sovrapposto alla veste originale e sulla testa venne posta, successivamente, una corona sopra quella già esistente: tutto ciò per nascondere i devastanti segni del tempo. Da circa tre anni la Madonna del Tindari è ritornata al suo antico splendore millenario grazie all'opera restauratrice.
I Lagehtti di Marinello
A picco sotto il santuario si possono vedere i Laghetti di Marinello, piccoli specchi d'acqua che il mare crea insinuandosi nella baia sabbiosa. Hanno origine dalle trasformazioni del bacino del torrente Timeto che attraversa la zona, ma una leggenda narra di una bimba caduta dall'alto del capo a causa della madre miscredente, che non voleva "affidarsi" ad una Vergine nera, e miracolosamente salvata dall'improvviso ritirarsi delle acque impetuose che lasciarono il posto, per accoglierla ed attutire la caduta, ad una coltre di sabbia soffice. Nel 1982 uno dei laghetti assunse una forma simile a quello di un profilo di donna che cullava un bambino, identificato con la Madonna del santuario. I laghetti sono raggiungibili a piedi dalle spiagge di Oliveri. L'intera zona che comprende anche i laghi - laguna di Marinello - occupa 400 ettari ed è stata dichiarata riserva naturale poiché ha sviluppato una ricca flora acquatica e un' interessante fauna ornitologica.
Viaggio nella Storia
Le mura
Lungo la salita che conduce alla sommità di capo Tindari, si costeggiano a tratti le imponenti mura costruite al tempo di Dionisio, rafforzate e sostituite in seguito da un doppio paramento di massi di pietra squadrata. Un piccolo Antiquarium, oltre l'ingresso agli scavi sulla sinistra, espone reperti rinvenuti durante gli scavi.
L'insula romana
Si tratta di un intero quartiere a sud del Decumano Superiore, completo di terme, tabernae, abitazioni ed in particolare di una grande casa patrizia che conserva ancora, nei pavimenti di alcune stanze, resti di mosaici.
Basilica
E' un bell'edificio ad arcate i cui resti danno un'idea della grandezza originale. La sua funzione resta incerta: forse un monumentale propileo dell'agorà, lo spiazzo principale della città.
Il teatroSi trova a monte del Decumano Superiore. Di origine greca (fine del IV sec. a.C.) fu costruito sfruttando la naturale conformazione del terreno con la cavea rivolta verso il mare e le Eolie. Venne trasformato in epoca imperiale per ospitare i combattimenti tra gladiatori.
12) ITINERARI SALINA [torna su]
L'ISOLA VERDE
La prima cosa che si nota di Salina quanto si arriva è quanto sia verde. Da sempre coltivata, anche grazie alla presenza di molte sorgenti d'acqua dolce. Vi si trova anche la cima più alta delle Eolie, Monte Fossa delle Felci (962m). Salina è l'unica isola a non dipendere amministrativamente da Lipari, ha addirittura tre comuni autonomi, Santa Marina Salina sulla costa ori | | | |