binate. Nonostante i diversi elementi architettonici appartengano a epoche diverse - la scalinata e la cupola sono posteriori alla chiesa - l'insieme risulta straordinariamente armonioso. All'interno, nella navata centrale, troviamo 13 vetrate istoriate rappresentanti i martiri di S. Giorgio, dipinti di Vito D'Anna e, in Sacrestia, una bella pala di altare marmorea, notevoli sculture di scuola gaginesca e un ricco 'Tesoro del Santo'.
In Piazza Pola, la Chiesa di San Giuseppe presenta una facciata molto simile a quella della Basilica di S. Giorgio, ed è per questo attribuita al Gagliardi. Nell'interno, di forma ellittica, si può vedere ancora la semplice facciata ornata da un bel portale con stemma dell'ordine conventuale e un piccolo barocco campanile a vela. Nell'interno, a una navata, oltre a stucchi e qualche tela, si conservano altre preziose opere barocche, oltre alla presenza di una bella statua in argento di S. Giuseppe del 1600.
Di ritorno da Piazza Pola, e imboccata via Orfanotrofio, ci accoglie la Chiesa di Sant'Antonio , già Santa Maria La Nuova, con un bel portale ogivale in un fianco, residuo dell'antica chiesa in stile gotico, e l'attuale portaletto barocco.
Nell'interno si può vedere ancora nel portale della sagrestia un altro resto dell'antica struttura.
Non lontano c'è l'ingresso della Villa Comunale o Giardino lbleo, ben curato, ampio e panoramico: dalla sua balconata infatti si godono magnifiche vedute sia dei monti di fronte sia della valle dell'Irminio.
Nell'interno della villa sorgono tre chiese: quella dei Cappuccini con convento , quella di San Giacomo e quella di San Domenico o del Rosario, dal campanile con maioliche colorate, ma ormai cadente, con grandi linee di frattura nella facciata.

Poco prima dell'ingresso sorge la Chiesa di San Giorgio Vecchio con un bel portale in stile gotico-catalano, con nella lunetta San Giorgio che uccide il drago, e nei due rombi laterali le aquile aragonesi. La chiesa di San Giorgio, eretta verso la metà del secolo XIV, nel periodo chiaramontano, doveva essere molto grande (a tre navate) e sicuramente molto bella, a giudicare dalla sontuosità di questo portale a forte strombatura il quale, anche se ormai quasi del tutto corroso dal tempo, conserva una sua antica bellezza con le sculture nella dolce roccia locale, da sembrare ricami.
All'interno del parco, come già detto, si innalzano le interessanti chiese di San Domenico, col campanile in terracotta policroma, di origine trecentesca, e quella dei Cappuccini Vecchi, caratterizzata da una semplice facciata ravvivata da quattro paraste a capitelli corinzi che reggono un frontone neoclassico accompagnato da due piccoli campanili.
L'interno della chiesa con tetto a capriate conserva una delle piú belle tele di Ragusa, il trittico di Pietro Novelli (il Monrealese), rappresentante la Madonna fra gli angeli e Santi, (uno degli apostoli é un suo ritratto).
Poco distante sorge la Chiesa di Santa Maria delle Scale in via XXIV Maggio. Ricostruita dopo il terremoto, ha avuto salvi il portale, un bel pulpito gotico e il campanile. All'interno degni di nota sono gli archi di tipo gotico e rinascimentale e un'immagine cinquecentesca della Vergine, opera in terracotta della scuola del Gagini. Dal terrazzo antistante la chiesa si dipartono le scale (circa 250 gradini), che, a rampe, ci portano a Ragusa lbla.
Qui, nell'antico nucleo cittadino, si incontra la settecentesca Chiesa di Santa Maria dell'Idria. La chiesa fu costruita per l'ordine dei Cavalieri di Malta nel 1639, quando ebbero a lbla una commenda dell'Ordine dei Cavalieri Gerosolimitani. Sulla porta si nota ancora la croce dell'ordine maltese. L'interno é fastoso, con sontuose decorazioni agli altari, diversi l'uno dall'altro. Alla sinistra della chiesa si erge un campanile che, oltre alla cella campanaria, sorregge una balaustra, che circonda un cupolino, la cui base ottagonale é rivestita da formelle policrome di Caltagirone, decorate con vasi e fiori.
Poco lontano si trovano Palazzo Cosentini e Palazzo Bertini. Il primo é una tipica costruzione del barocco siciliano del '700. Probabilmente questo é il piú caratteristico di quei palazzi, con eleganti balconi, sorretti da ornatissimi mensoloni con una serie di personaggi e un repertorio di animali, mostri, belve, facce orribili e fantastiche, che sono appunto una caratteristica del barocco. Palazzo Bertini, realizzato dalla famiglia Florida verso la fine del '700, fu poi comprato dai Bertini, dai quali prese il nome. La caratteristica di questa costruzione sono tre mascheroni, impostati nella chiave di volta delle finestre. I tre mascheroni sono stati oggetto di interpretazioni diverse, ma quella che viene piú comunemente accettata é quella dei "tre potenti". Il primo mascherone rappresenterebbe il povero deforme, che, con la lingua di fuori, con alcuni denti mancanti e col naso enorme, ha l'espressione di colui che, non possedendo niente, non può essere privato di nulla. All'altra estremità sarebbe rappresentato il commerciante con turbante, con i baffi ben curati e con l'aspetto tranquillo, simbolo di colui che ha tutto e che tutto può grazie al suo denaro. La figura centrale rappresenta un nobile signore, con sguardo fermo e sicuro, colui che può fare ogni cosa, e rappresenta quindi il potere dell'aristocrazia. Il nobile, in quanto al centro della società, é scolpito in posizione frontale, fra povertà e ricchezza.
Un altro edificio che merita di essere visitato é la Cattedrale di San Giovanni che si trova nella piazza omonima. La chiesa, costruita tra il 1706 e il 1760, presenta una bella facciata barocca riccamente decorata, un imponente portale e un campanile a cuspide. Da vedere, all'interno, le pregiate decorazioni in stucco delle cappelle ottocentesche. Sul retro della chiesa si trova la Casa Canonica, bell'edificio barocco alleggerito da diverse finestre balconate.
Prendendo il corso Italia, sulla destra della cattedrale, e deviando per via Scuola, si arriva in piazza del Carmine con il Santuario di origine settecentesca ma di piú recente ricostruzione.
Imboccando via del Mercato, deviando a destra per via XI Febbraio e poi a sinistra per via Di Stefano, ci si ritrova in piazza del Duomo. Accanto alle pompose basiliche, la città ospita il Museo Archeologico lbleo in via Natalelli, allestito al piano terreno dell'Hotel Mediterraneo, che conserva i reperti archeologici degli scavi compiuti nella provincia ragusana. Sono catalogati topograficamente e cronologicamente a partire dal neolitico e divisi in sezioni. La prima sezione raccoglie le testimonianze del Neolitico fino all'Età del Bronzo (cultura di Castelluccio). La seconda é dedicata esclusivamente ai ritrovamenti di Camarina: corredi di
necropoli, modellini della città e ceramiche ellenistiche e romane. La terza sezione ospita numerose testimonianze dei primi insediamenti siculi: di particolare interesse é la documentazione relativa al centro di Monte Casasia e delle necropoli di Castiglione e di Ragusa lbla. La quarta sezione raccoglie documenti relativi ai centri di età ellenistica, in particolare agli scavi di Scornavacche, e la ricostruzione con materiali originali della bottega di un ceramista. La quinta sezione ospita materiali di età romana e tardoromana con una ricca documentazione proveniente dai centri di Caucana e di S.Croce Camarina, dove sono stati rinvenuti bei mosaici pavimentali appartenenti a una chiesa paleocristiana.
Il primo ponte di Ragusa, detto Ponte Vecchio o Ponte dei Cappuccini fu fatto costruire grazie all'interessamento dei frati, particolarmente di padre Occhipinti Scopetta, che fu tra i primi a riconoscere la necessità di un ponte che superasse la valle del Gonfalone. Il ponte, progettato dall'ing. Giarruso e inaugurato nel 1835, fu concepito a due ordini: l'inferiore a 4 arcate e il superiore a 10. Una breve escursione si può compiere a due km da Ragusa dove si trovano gli impianti di estrazione e di lavorazione del calcare bituminoso. A cielo aperto o in galleria, essi rappresentano uno dei maggiori complessi del genere. Non lontano dalle miniere scavi recenti hanno portato alla luce una latomia, cioé un antro scavato nella pietra, con tombe di età paleocristiana (IV sec. d.C.).
Spostandoci poi da Ragusa, e procedendo verso Santa Croce Camerina, a circa 20 km, possiamo raggiungere il Castello di Donnafugata.
Di grande effetto scenografico, e per questo più volte tramutato in set cinematografico, esso deve il proprio nome ad un toponimo di origine araba risalente all'anno 1000, la cui traduzione suona come 'fonte della salute', trasformato poi a livello dialettale in 'Ronnafuata' e 'Donnafuata'. Nella forma attuale il castello, o villa residenziale, è da far risalire alla seconda metà dell'ottocento: edificato da Corrado Arezzo, barone di Donnafugata, nel corso dei secoli esso subisce diversi rimaneggiamenti tanto che nessuno stile ben definito gli risulta proprio: la grande terrazza della facciata e i due torrioni rotondi sono affiancati da piccole logge tardo rinascimentali e dalla loggetta in stile gotico veneziano degli inizi del '900.
Delle totali 122 stanze, in parte aperte al pubblico, previa comunicazione agli uffici comunali di Ragusa, sono esclusivamente quelle situate al primo piano, sufficienti, comunque, a creare un'atmosfera particolarmente sfarzosa ed imponente. Circondano il castello ben otto ettari di parco arricchito dalla presenza di una costruzione neoclassica, la cosiddetta 'coffee-house', un labirinto, grotte artificiali e curiosi quanto ormai insoliti meccanismi nascosti, definiti 'scherzi', il cui scopo era un tempo quello di intrattenere piacevolmente gli ospiti del barone.
Ragusa lbla è sorta sulle fondamenta dell'antica Hybla Heraea che fu a fondata dai Siculi, dei quali restano molte testimonianze, come i loculi funerari a sezione rettangolare ben visibili nella valle del Gonfalone, lungo la strada che conduce a Modica.
Alcuni secoli piú tardi subì l'invasione dei Greci, di cui assimilò profondamente usi e costumi. Del periodo greco non rimangono centri abitati, ma solo necropoli, tombe scavate nella terra e nel calcare e coperte da lastroni di pietra, delle quali esistono varie testimonianze. La più importante è quella di Monte Rito, oltre a quelle scoperte in contrada Cortolillo, Balatelle, Cava Pece, Cucinello e Tabuna.
Hybla H. conservò la propria indipendenza fino a metà del III secolo a.C. quando, all'arrivo dei Romani, tutta la Sicilia perse l'indipendenza, divenendo una "provincia Romana". A seguito dello smembramento dell'Impero Romano in Impero d'oriente e Impero d'occidente, la città passò circa cinque secoli sotto la dominazione bizantina e cambiò il nome da Hereusium in Reusia. Durante questo periodo la città, come la maggior parte della Sicilia, poco difesa dai bizantini, subì continue ripetute scorrerie da parte di Vandali, Goti e Visigoti. Le uniche testimonianze rimaste della dominazione bizantina sono alcune tombe, di cui la piú importante é quella delle Trabacche nella valletta di Buttino, dove si trovano altre grotte sepolcrali. Nella vicina zona Centopozzi sono stati ritrovati numerosi pozzi (da cui il nome), forse a testimonianza di un luogo abitato.
Nell'844 gli Arabi occuparono Reusa per la prima volta, ma gli abitanti si difesero riuscendo ad allontanarli. Nell'848 gli Arabi ritornarono riuscendo a occupare la città e imponendo duri patti di sottomissione. Dopo una breve ribellione ai Musulmani nell'868 e la inevitabile riconquista araba, Reusa accettò i nuovi dominatori e il suo nome divenne Rakkusa o "Ragus". Gli Arabi, nel corso dei due secoli di dominazione migliorarono non solo l'agricoltura, ma incrementarono anche i commerci e le industrie e quindi il benessere sociale; prezioso fu anche il contributo che diedero nel campo artistico e della cultura in genere.
Ai Saraceni seguirono i Normanni che, scesi in Sicilia nel 1060, completarono in trent'anni la conquista dell'intera isola e Ragusa, divenuta contea, fu assegnata da Ruggero I al figlio Goffredo, primo conte di Ragusa. In questo periodo il nome di Ragus divenne definitivamente Ragusa.
Divenuta poi la Sicilia terra degli Svevi con Enrico VI, la contea di Ragusa divenne demanio del re. Al periodo della dominazione sveva segui quella francese con Carlo d'Angiò, che comunque durò poco, perché il suo malgoverno scatenò la rivolta dei Siciliani, culminata nei Vespri Siciliani. A Ragusa la ribellione fu guidata da Giovanni Prefolio, che il 5 aprile 1282 insorse contro il presidio francese liberando la città. Il Prefolio fu nominato governatore della città e, quando Pietro d'Aragona fu chiamato dai Siciliani a regnare sull'Isola, Ragusa divenne contea e il Prefolio ne assunse il comando. É in questo periodo che si impone la famiglia dei Chiaramonte, che governò la contea per piú di un secolo fino all'arrivo dei signori di Cabrera. Uno degli avvenimenti piú ricchi di sviluppo per la contea fu quello della concessione delle terre in enfiteusi a cominciare dal 1452. Consisteva in un contratto agrario che assicurava al titolare il godimento di un fondo con l'obbligo di migliorarlo, dietro pagamento di un canone annuo in natura o in denaro. Con l'introduzione di questo istituto iniziò nella contea una vera rivoluzione agricola, poiché ogni enfiteuta cercava di migliorare la propria posizione economica e sociale, incrementando le colture e introducendo quelle opere che accrescevano la produttività dei campi che fino ad allora erano rimasti quasi incolti. I nuovi nobili, assieme ai vecchi, non migliorarono però la situazione del popolo, e le forti rivalità tra le diverse famiglie continuarono per secoli fino a quando il 17 aprile 1695 fu chiesto il decreto di divisione del comune di Ragusa in due, Ragusa Nuova e Ragusa Vecchia. Dopo meno di otto anni, il 27 marzo del 1703, fu chiesto un nuovo decreto con cui suggellare l'unione delle due Raguse in una. Nonostante questa nuova riunione continuarono le lotte interne per la divisione del potere politico e la relativa spartizione delle terre.
Nel 1713, col trattato di Utrecht, la Sicilia passò ai Savoia, anche se la contea di Modica rimase agli Spagnoli, ai quali seguirono gli Austriaci nel 1720 e i Borboni nel 1738.
Con l'impresa garibaldina del 1860, Ragusa e la Sicilia entrarono a far parte del Regno d'Italia. Nel 1865 la città fu nuovamente divisa in due, Ragusa Inferiore, cioè l'antica lbla, e Ragusa, quella nuova.
Nel 1922 Ragusa Inferiore fu chiamata Ragusa lbla, ma solo quattro anni dopo, nel 1926, Ragusa diventava un solo comune e capoluogo di provincia.
2) Economia [torna su]
Dal punto di vista economico la città vanta la presenza di oli essenziali e combustibili liquidi nelle miniere di rocce asfaltiche. Nel 1953 venne trivellato il primo pozzo di petrolio: da allora altri giacimenti sono diventati costantemente produttivi. 
Per quanto concerne l'agricoltura un enorme importanza ha assunto, nella zona costiera, in particolare nella frazione di Marina di Ragusa, la serricoltura, mentre nel campo zootecnico é attivo l'allevamento dei bovini della razza modicana, in parte integrata con altre razze.
Accanto all'allevamento dei bovini anche alcuni tipici prodotti favoriscono l'economia locale, come ad esempio il tipico formaggio ragusano, "il caciocavallo".
L'attività agricola nel ragusano avviene soprattutto nella masseria; generalmente molto grande, é costituita da un ampio cortile centrale lastricato, "u bagghiu", il cuore del fabbricato, dai magazzini usati per gli attrezzi, per la raccolta del grano, essendo la masseria ragusana legata contemporaneamente all'allevamento e alla coltivazione dei cereali. Inoltre, nelle masserie piú importanti, si nota anche la presenza di una chiesa. Queste costruzioni, sia le piú semplici sia le piú complete, si inseriscono in modo armonioso nel paesaggio circostante, essendo costruite con il calcare.
Importante prodotto del ragusano è anche il miele, caratteristico quello di "satra", un cespuglio che cresce sugli altopiani. Un certo sviluppo hanno assunto le piccole e medie industrie di trasformazione dei prodotti agricoli e in particolare quelle molitorie, conserviere e lattiero-casearie favorite dalla crescente disponibilità di materie prime.
Tra le piú tipiche e diffuse espressioni di artigianato é presente la lavorazione della latta, del rame e del ferro battuto.
A livello casalingo e amatoriale, é diffusa la pratica del ricamo, a mano o a telaio. 
Il popolo siciliano e quello di Ragusa in particolare hanno un ricco calendario di spettacoli tradizionali e feste religiose popolari con processioni e riti, ai quali la gente partecipa con grande entusiasmo. La cerimonia piú singolare é la festa di San Giorgio che si celebra l'ultima domenica di maggio. La chiesa viene addobbata per l'occasione con stendardi, fiori e luci e con la statua del santo posto al centro della chiesa per la venerazione dei fedeli. In quest'occasione si aprono le belle porte scolpite, coperte durante l'anno da due ante. Sono d'obbligo tutte le messe solenni e le pratiche religiose di una festa patronale che cominciano una settimana prima. La statua, non molto pesante, consente ai portatori di danzare quasi a passo di musica, di far girare la statua e di alzarla a braccia fino a lanciarla in aria per poi riprenderla. San Giorgio viene rappresentato vestito da soldato con corazza e lunga lancia, con la quale uccide il drago che gli sta sotto. La statua é preceduta da un'altra portantina sulla quale é posta la "Santa Cassa" in argento lavorato con le reliquie dei santi. La statua viene portata in piazza dove si forma la processione che inizia il giro delle caratteristiche vie di lbla.
3) Itinerari Turistici Consogliati [torna su]
Curiosità e Storia
Lo sapevate che...
Anticamente Ragusa non aveva questo nome, ma veniva chiamata Hibla in onore della dea apportatrice di fertilità. Con l’invasione dei Greci la città prese il nome di Hybla Heraia, per distinguerla da Hybla Megara, nei pressi di Augusta, e da Hybla Minore, vicino a Paternò. Con i Romani la denominazione si trasformò gradualmente in Hereusium, per diventare, sotto i Bizantini, Reusia. Ma furono gli Arabi ha imporre il nome che è poi molto simile a quello attuale: Rakkusa o Ragus, che con molta probabilità deriva da bizantino Pogoùs o Rogus, ossia grano.
L’antica Hibla
Fondata tremila e trecento anni fa dai Siculi, l’antico popolo che diede il nome alla Sicilia, era già abitata 60 mila anni fa, in epoca preistorica. Poi subì l’invasione dei Greci, dei quali assimilò l’arte e gli usi. Nel III secolo a.C. la città passò sotto i Romani e divenne città decumana, sottoposta al pagamento della decima parte del raccolto. I bizantini, gli arabi, i normanni, gli svevi e gli angioini lasciarono i segni delle loro dominazioni.
I Vespri del 1282 trasformarono Ragusa in contea, che quattro anni dopo si unificò con la contea di Modica con Manfredi di Chiaramonte. La famiglia dei Chiaromonte governò per più di un secolo; i successori furono i Cabrera, che ingrandirono la contea fino a includere l’attuale territorio della provincia di Ragusa.
Nel 1693 un terribile terremoto distrusse Ragusa, facendo un bilancio di cinquemila morti. La ricostruzione di Ragusa iniziò subito, ma, mentre i nobili (Sangiorgiari) preferirono ricostruire sullo stesso luogo in cui sorgeva prima, massari e borghesia (Sangiovannari) andarono a costruire sulla vicina collina del Patro. Poi la sorte di Ragusa seguì quella di tutto il resto della Sicilia.
La storia degli Anni Cinquanta venne attraversata da un movimento rinnovatore e dalla esigenza di attuare la riforma agraria. Il frazionamento della terra, le nuove colture, la scoperta del primo giacimento petrolifero nel 1951, crearono l’attuale aspetto della provincia iblea.
Il Castello di Donnafugata
A una ventina di chilometri da Ragusa, verso Santa Croce Camerina, circondato da una ricca vegetazione, c’è il Castello di Donnafugata. Un luogo reso famoso dal regista Luchino Visconti, che lì volle ambientare alcune scene del famoso “Gattopardo” con Alain Delon e Claudia Cardinale. Il nome non ha nulla a che fare con il suo apparente significato cioè “donna rapita”, ma è probabilmente di origine araba “ayn as jafat” che significa “fonte della salute”. Successivamente, nel dialetto locale, il nome si trasformò in “Ronnafuata”, da cui l’attuale Donnafugata.
La storia del castello inizia fra il X e l’XI secolo, sotto la dominazione araba. L’edificio, sottoposto a trasformazioni, deve il suo aspetto attuale al barone Corrado Arezzo De Spuches nei primi del Novecento. Esso occupa un’area di 2500 mq e si articola in 122 stanze. Fra le più importanti ci sono il salone degli stemmi con le pareti ornate dagli stemmi nobiliari delle più importanti famiglie siciliane, lo sfarzoso salone degli specchi, la sala del biliardo, l’appartamento del Vescovo, la pinacoteca, la foresteria, la stanza della musica, il salotto dei fumatori, la biblioteca.
In giro per la città
Uno sperone roccioso sospeso tra due valloni con panorami mozzafiato e un dedalo di stradine che riportano il visitatore indietro nei secoli. Ragusa è una sorpresa sia per la posizione geografica che per la ricchezza del suo patrimonio artistico. La città è composta da due nuclei, quello inferiore, l’antica Ibla, e quello superiore, separati da un profondo burrone chiamato la “Valle dei Ponti”. Un impianto originale reso necessario dopo il devastante terremoto che distrusse la città nel 1639. Nella ricostruzione della città vecchia, nell’XVIII e nel XIX secolo, si ricalcò lo schema urbanistico medievale, formato da vie strette ed allungate, mentre la nuova città fu edificata con un impianto urbano molto regolare.
Due chiese maestose furono poste a dominare i due cuori della città: la grandiosa Cattedrale intitolata a San Giovanni Battista, eretta al centro del nuovo abitato nel 1706, e la basilica di San Giorgio, costruita tra gli anni 1738-1775 a Ragusa Ibla.
Cattedrale di San Giovanni
Il tour di Ragusa moderna può cominciare da piazza San Giovanni, dominata dalla magnifica Cattedrale omonima, eretta agli inizi del diciottesimo secolo. L’ampia facciata barocca presenta tre portali, tra cui risalta quello centrale ornato da tre statue, e un orologio recentemente restaurato. Alla sinistra della chiesa si eleva un alto campanile, che termina a cuspide. L’interno, a croce latina a tre navate, è ornato da fastosi stucchi, che ne fanno un capolavoro del barocco. La statua del santo in pietra pece (1513) è opera di Angelo Rocchetti ed è proveniente dall’antico tempio distrutto dal terremoto del 1693. Nelle cappelle sono conservate numerose opere d’arte: quadri tra i quali Cristo del Manno, San Filippo Neri del Conca, San Gregorio Magno di Paolo Vetri; il battistero affrescato dal ragusano Cascone; l’organo monumentale.
A lato della Cattedrale nel Corso Italia, c’è la chiesa del Collegio di Maria Addolorata, edificato nel 1796, la cui facciata è caratterizzata da coppie di colonne corinzie.
Chiesa di Santa Maria delle scale
Riedificata dopo il terremoto del 1693, la chiesa di Santa Maria delle Scale conserva della primitiva chiesa quattrocentesca un pulpito gotico all’esterno e delle cappelle gotico-catalane e rinascimentali all’interno. Di importante valore artistico un altorilievo policromo in terracotta raffigurante il “Transito della Vergine” di scuola gaginesca (1538). Dal terrazzo antistante la chiesa si dipartono le scale (circa 250 gradini), che, mediante numerose rampe, conducono fino ad Ibla, regalando scorci incantevoli.
Il Museo
All’inizio del ponte nuovo sorge il Museo archeologico, inaugurato alla fine del 1960, a conclusione di una serie di scavi compiuti nel decennio precedente nelle necropoli di Rito e di Castiglione e negli abitati di Scornavacche e di Camarina. Si compone di cinque sezioni, in cui sono esposti reperti che vanno dalle stazioni preistoriche agli insediamenti romani. Interessante la vasta esposizione di terrecotte, testimonianza della fiorente attività di ceramisti presenti nei villaggi ellenistici in contrada Scornavacche nei pressi di Chiaramente Gulfi.
I Ponti
Dominano un impervio vallone e regalano a Ragusa un panorama unico. Sono i tre ponti che dominano la vallata di Santa Domenica. Il primo, detto Ponte Vecchio o Ponte dei Cappuccini, fu fatto costruire nel 1835 grazie all'interessamento dei frati, particolarmente di padre Occhipinti Scopetta, e fu concepito a due ordini, quello inferiore a quattro arcate e il superiore a dieci. Il Ponte Nuovo, lungo 160 metri e alto 50, con le sue arcate scavalca la vallata coltivata ad orti e domina da una parte il Ponte Vecchio e i monti Iblei e dall’altra Villa MArgherita, il giardino pubblico. L’ultimo, il più recente, è il Ponte Nuovissimo o Giovanni XXIII, inaugurato nel 1964.
I Palazzi
Scendendo per corso Italia si incontrano bei palazzi Settecenteschi. Palazzo Lupis presenta i balconi del piano nobile con mensole artistiche. Palazzo Zacco è caratterizzato da uno stemma gentilizio posto sullo spigolo dell’edificio, un elegante portale d’ingresso e ricchi balconi barocchi retti da mensoloni intagliati con figure grottesche. Palazzo Bertini è noto per tre mascheroni nella chiave di volta delle finestre, considerati raffigurazioni dei “tre potenti”: il povero deforme che, non possedendo niente, non può essere privato di nulla; il commerciante, simbolo di colui che ha tutto e che tutto può grazie al suo denaro; e un nobile signore, con sguardo fermo e sicuro, colui che può fare ogni cosa.
Chiesa di San Giorgio
Anche Ibla ha il suo duomo, la chiesa di San Giorgio, opera importante del barocco siciliano. Ultimata nel 1775 su disegno di Rosario Gagliardi, nativo di Siracusa e attivo anche a Noto, presenta una elaborata facciata divisa in tre parti da fasci di colonne e motivi decorativi tipici dell'epoca. La parte centrale, stretta e lunga, è conclusa da una cupola ottocentesca alta più di 40 metri e sorretta da 16 colonne binate. Molto ricchi i portali, soprattutto quello centrale, con festoni e scudo araldico sostenuto da alcuni putti. Una imponente scalinata esterna, circondata da una ricca cancellata, conferisce alla chiesa un alone suggestivo. All’interno, nella navata centrale, vi sono tredici vetrate istoriate che rappresentano i martiri di San Giorgio, dipinti di Vito D’Anna e, in sacrestia, una bella pala di altare marmorea della scuola dei Gagini.
Chiesa di San Giuseppe
In piazza Pola c’è la Chiesa di San Giuseppe, caratterizzata da una facciata barocca e movimentata e dalla pianta ellittica. Nell'interno, oltre alla statua in argento di San Giuseppe del 1600, si conservano preziose opere barocche. L’altare maggiore custodisce una Sacra Famiglia del Battaglia, pittore ragusano settecentesco, mentre nella volta spicca l’affresco del Conca che rappresenta la Gloria di San Benedetto. Di gran pregio il pavimento in pietra pece alternata a piastrelle colorate.
Il Giardino Ibleo
Particolarissima è la Villa comunale o Giadrino ibleo, ben curata e molto panoramica. All’interno sorgono tre chiese. Quella dei Cappuccini con il convento, conserva una delle piú belle tele di Ragusa, il trittico di Pietro Novelli, che rappresenta la Madonna fra gli angeli e Santi. Poi c’è la chiesa di San Giacomo e, infine, quella di San Domenico o del Rosario, caratterizzata dal campanile con maioliche colorate del Trecento. Ma il capolavoro, considerato quasi il simbolo di Ragusa, è il portale in stile gotico-catalano della chiesa di San Giorgio Vecchio, distrutta dal terremoto. La chiesa di San Giorgio, eretta verso la metà del XIV secolo, nel periodo chiaramontano, doveva essere molto grande, a tre navate, e molto bella.
Santa Maria dell’Idria
Una delle guglie più pittoresche di Ibla è quella della chiesa di Santa Maria dell’Idria o di San Giuliano. Il campanile ha una base ottagonale rivestita da formelle policrome di ceramiche di Caltagirone, decorate con vasi e fiori. La chiesa fu costruita per l'ordine dei Cavalieri di Malta nel 1639, sulla porta, infatti, c’è ancora la croce dell'ordine maltese. L'interno é fastoso, con sontuose decorazioni agli altari.
La chiesa del Purgatorio
In piazza Repubblica, detta anche piazza degli Archi perché un tempo era attraversata da arcate di un acquedotto, si erge in cima ad una ripida scalinata la Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio. Il campanile è stato costruito sulle antiche mura bizantine. All’interno sono custodite alcune opere di rilievo: all’altare centrale una tela di Francesco Manno che rappresenta le Anime Purganti, agli altari laterali la Madonna del Rosario di Antonino Manno, la Sacra Famiglia di Tommaso Pollaci.
I Palazzi
Proprio alla fine delle scale che conducono a Ibla si trova Palazzo Cosentini, tipica costruzione del barocco siciliano del Settecento. La facciata è caratterizzata da eleganti balconi, sorretti da mensoloni ornati da una serie di personaggi e animali, mostri, facce orribili e fantastiche. Decorazioni e sculture che si ripetono anche nel vicino Palazzo Sortino-Trono, nei pressi della chiesa del Purgatorio. Inoltrandosi per le viuzze di Ibla si incontrano Palazzo Arezzi, con un magnifico arco; Palazzo La Rocca con sei splendidi balconi; Palazzo Donnafugata che custodisce una ricca pinacoteca; Palazzo Di Quattro col balcone più lungo di Ragusa; Palazzo Battaglia che anticipa la decorazione sfrenata del rococò.
3.1) ITINERARI MODICA [torna su]
Curiosità e Storia
Modica è la città che diede i natali a Salvatore Quasimodo, scrittore e premio Nobel per la letteratura nel 1959, e a Tommaso Campailla, scienziato e filosofo del ‘700. Ma è anche la città del famoso ponte, tra i più alti in Europa, che congiunge il vecchio e il nuovo agglomerato urbano. Modica, espressione unica dell’architettura tardo-barocca, è divisa in due parti e deve la sua conformazione attuale alla ricostruzione dopo il sisma del 1693.
Si ritiene che venne fondata da Ercole egizio. Di certo i Siculi la scelsero per la sua posizione singolare che ne ha fatto una roccaforte inespugnabile. Il suo antico nome fu Motyca e il suo ruolo, rimasto in ombra con il dominio dei greci e dei bizantini, esplose durante la dominazione degli arabi, che la chiamarono Mohac. Con la dinastia dei Chiaramonte, Modica conquistò un potere notevole nell’Isola.
Il Cioccolato modicano
Il cioccolato è un elemento base nella dieta dei modicani. Non si può visitare la città senza assaggiare gli “‘mpanatigghi”, dolci con ripieno di carne e cioccolato, e le “liccumie”, con melanzane cioccolato e cannella, specialità uniche in Sicilia.
Ma il vero sovrano dell’arte dolciaria di Modica è il cioccolato preparato alla maniera degli Aztechi. Furono gli spagnoli ad introdurre in Sicilia il sistema con cui l’antico popolo macinava i semi di cacao, mescolava la polvere ottenuta con spezie fin quando il composto non veniva indurito. Di aspetto granuloso il cioccolato modicano viene prodotto in panetti da 100 grammi ai gusti di vaniglia, al naturale, alla cannella e al peperoncino.
In giro per la città
Modica alta si sviluppa intorno all’altura del castello ed è unita a quella bassa dai trecento gradini della scalinata che dal duomo di san Giorgio scendono fino al corso Umberto. La ricchezza di architettura religiosa l’hanno ribattezzata la “città delle cento chiese”. Tra esse emerge il Duomo di San Giorgio con facciata a torre su tre livelli, l’altare d’argento con polittico di Bernardino Niger e una meridiana ottocentesca nel pavimento del transetto. Altre chiese con facciate in stile barocco sono quelle di San Giovanni e di San Pietro. L’imponente scalinata di San Pietro è circondata dalle sculture dei dodici apostoli. All’interno si possono ammirare il gruppo statuario di San Pietro, il Paralitico di Benedetto Civilletti e le statue lignee di Pietro Padula.
Interessante è il “Museo Ibleo delle Arti e tradizioni popolari Serafino Amabile Guastella” , uno specchio della civiltà contadina e artigiana che conserva le tradizioni locali.
4) La Provincia [torna su]
Capolavori barocchi, ortaggi gustosissimi e cinquanta chilometri di costa incontaminata. Ragusa, la meno estesa e la più giovane delle province siciliane, costituita nel 1926, si trova nella parte sud-orientale della Sicilia, con una popolazione di circa 300 mila abitanti.
Il paesaggio, il mare, la storia offrono itinerari turistici unici, capaci di intrecciare le caratteristiche culturali alle tradizioni gastronomiche della zona. La provincia di Ragusa presenta un carattere prevalentemente agricolo, grazie alla caparbietà di generazioni di contadini che hanno strappato i terreni alle montagne e alle rocce, rendendoli estremamente fertili.
Le serre a perdita d’occhio denunciano la vasta produzione ortofrutticola, che può contare sul vicino mercato di Vittoria, tra i più importanti in tutta Europa. Di buon livello l’industria casearia, che produce le provole ragusane note in tutto il mondo.
Il turismo è una grande risorsa per l'economia iblea, forte di uno dei litorali più belli della Penisola e capace di sfruttare la storia e l'arte dei centri barocchi di Ragusa Ibla, Modica e Scicli e dei siti archeologici di Kaukana, Kamarina e Cava d'Ispica.
Il Commissario Montalbano ha abitato qui
Scicli, Modica, Ragusa Ibla, Kaucana, Sampieri, Scoglitti hanno prestato le loro case, piazze, vie e lo splendido mare ai film con il commissario più amato e più goloso d’Italia. Nonostante i romanzi di Andrea Camilleri siano ambientati a Montelusa e Vigata, città immaginarie nelle quali è facile riconoscere Agrigento e Porto Empedocle, i film con Montalbano sono stati girati nella provincia di Ragusa, quella che più delle altre province siciliane ha conservato intatti i paesaggi, le tradizioni, i profumi, i sapori della vera Sicilia.
(a cura di Lella Oresti)
Il caffè mattutino a Kaucana
Se volessimo dunque stare sulle tracce di Salvo Montalbano potremmo iniziare col sentire l’odore del suo caffè mattutino a Kaucana. In questo villaggio di pescatori sulla costa meridionale della Sicilia si trova la casa televisiva di Montalbano, con terrazzino su quello splendido mare color smeraldo dal quale tante volte si è visto emergere il commissario Montalbano dopo la nuotata mattutina.
(a cura di Lella Oresti)
Il Commissariato a Scicli
Potremmo ancora seguirlo verso il commissariato percorrendo la via che, tra muretti a secco, giunge fino a Scicli dove sono stati girati gli esterni delle scene del commissariato di Vigata.
(a cura di Lella Oresti)
A Ragusa Ibla con Montalbano
Continuiamo a seguire il nostro eroe al funerale di Michela Li Calzi (ne “La voce del violino”) lungo la scalinata di San Giorgio di Ragusa Ibla o a prelevare il figlio di Adelina, ladro redento (ne “gli arancini di Montalbano”) che serve granite in un bar, ambientato anch’esso, a Ragusa Ibla. Seguire il commissario a pranzo penso possa essere un piacere per tutti, soprattutto se buongustai. Nella trasposizione televisiva la trattoria di Calogero, dove Montalbano pranza spessissimo, è stata ambientata nel ristorante “La Rusticana” sempre a Ragusa Ibla, dove è veramente possibile assaggiare (come in molti ristoranti di Ibla) la tipica cucina siciliana e ragusana in particolare. Risaliamo poi da Ragusa Ibla a Ragusa superiore percorrendo la scalinata di Santa Maria delle Scale che serpeggia tra case, chiese e vicoli, dai quali arrivava il commissario Montalbano con altri protagonisti del film.
(a cura di Lella Oresti)
A Donnafugata
Se vogliamo, invece, avventurarci con Montalbano al colloquio con l’ottantenne boss, dobbiamo spostarci nello splendido castello di Donnafugata con il suo bellissimo parco.
(a cura di Lella Oresti)
A Modica
Anche Modica e la scenografica scalinata del duomo di San Giorgio, con i palazzi circostanti, fa da sfondo a molte storie che si snodano tra muretti a secco e dorate spiagge. La più vista è quella sotto la casa di Montalbano, teatro di molte scene de “ Il ladro di merendine” e di altri romanzi. Inoltre quella di Scoglitti ne “Il gatto ed il cardellino”.
(a cura di Lella Oresti)
Tra Modica e Ragusa
Fanno da sfondo ai romanzi molte belle masserie e ville dell’ottocento, tutte situate lungo le strade, spesso tortuose ma che offrono scorci suggestivi, tra Ragusa, Modica e le località della costa Iblea. E proprio lungo la strada che, da Marina di Ragusa porta a Ragusa, si trova un antico convento trasformato in albergo con poche stanze ricavate dalle celle di monaci. E’ l’Eremo della Giubiliana dove sono state ambientate alcune scene, tra le quali quella del suicidio dell’antiquario Guido Serravalle ne “ La voce del violino”. L’Eremo nella finzione televisiva era anche l’albergo in cui alloggiava la povera Michela Li Calzi, prima della tragica fine ad opera dell’amante.
(a cura di Lella Oresti)
A zonzo…a caccia del Commissario
Potremmo ancora continuare con riferimenti puntuali alle località che hanno fatto da scenari ai film ma forse è meglio non svelarle tutte e lasciare che, magari aggirandosi a zonzo tra gli altipiani iblei e la costa, per le strade che si snodano in mezzo a dolci pendii delimitati da muretti a secco, mentre gli occhi verranno incantati dal rosa dei cespugli di valeriana e dal verde scuro dei carrubi, qualcuno di voi possa trovarsi, per caso, davanti ad uno dei luoghi immortalati dal regista e desideri continuare da solo la “caccia” al commissario Montalbano.
5) Orari Autobus [torna su]
In questa pagina troverete tutti i link delle autolinee che operano nella provincia di Ragusa, e che offrono un servizio di pubblicazione dei propri orari via web.